Dottor Jensen, Usa: “Morti per polmoniti? Scriviamo Covid-19 anche senza test se c’è alta probabilità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:04

A parlare è il dottor Scott Jensen, del Minnesota, sugli schermi di Kx4. Stando alle sue parole sarebbero arrivate dal governo nuove linee guida che consiglierebbero, in situazioni di alta probabilità, di certificare decessi per Covid-19 anche in assenza di un test.

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Il dottor Scott Jensen durante l’intervista

Il dottor Scott Jensen, in Minnesota, esprime le sue perplessità su quelle che dice essere le nuove linee guida sulla certificazione dei casi di Covid-19. Stando alle sue parole, venerdì scorso avrebbe ricevuto un documento di 7 pagine in cui veniva spiegato il nuovo approccio. “Venerdì scorso ho ricevuto un documento di 7 pagine che mi diceva: nel caso in cui ricevo un paziente di 86 anni con la polmonite, non sottoposto a un test per il Covid-19, se dovessimo sapere che ha avuto un contatto con suo figlio asintomatico, in seguito il risultato positivo al Covid, in questo caso sarebbe appropriato diagnosticare sul certificato di morte Covid-19“. Da qui lo scetticismo del medico, che prosegue: “Io non avrei fatto così. Se qualcuno contrae una polmonite e siamo nel mezzo di una pandemia del virus e non ho eseguito il test per il virus, non lo diagnostico sul certificato di morte. Direi che questo paziente è morto di polmonite“.

C’è da dire che al momento è difficile rintracciare la veridicità di queste linee guida che presupporrebbero di diagnosticare il Covid-19 anche in caso di alta probabilità, e non solo di fronte al dato incontrovertibile del test.

Se vogliamo attenerci alle parole del medico, secondo Jensen le nuove linee guida sarebbero un danno innanzitutto scientifico: l’approccio inficerebbe l’affidabilità dei dati. Jensen prosegue: “Ci hanno sempre detto di certificare fatti, non probabilità. E quindi questo è preoccupante. Quando iniziamo a parlare di dati che vanno nei modelli dobbiamo porci una domanda. Stiamo dicendo la verità? In Minnesota non abbiamo bisogno di indorare la pillola, vogliamo solo sapere quello che accade”. Sul perché di questa decisione, Jensen ipotizza: “La paura è un ottimo modo per controllare la gente e mi preoccupa. Mi preoccupa che a volte ci preme così tanto aumentare la paura”.

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E non è la prima volta che Jensen interviene sulla questione coronavirus. A quanto pare il 25 marzo ha pubblicato un video su facebook in cui contesta le drastiche misure di contenimento del coronavirus. Secondo Jensen si sta assistendo a un’eccessiva attenzione sul virus, e si stanno ignorando altri problemi di pari entità. “Quanti pazienti abbiamo con sclerosi multipla, che necessitano di cure costanti? Quelli che soffrono di malattie croniche, quelli che non appaiono nelle statistiche”. E poi una posizione tranchant: “Penso che il contenimento non serva a niente. Le persone devono essere esposte al virus per sviluppare anticorpi”. Una posizione molto simile all’iniziale visione del premier britannico Johnson. Poi, a differenza di Jensen, Johnson sembra aver cambiato idea.