Brexit, Londra: “non accetteremo le posizioni dell’Ue su pesca e concorrenza”

Stallo nei negoziati tra Regno Unito e Unione Europea riguardo alla Brexit: Londra afferma che non accetterà le posizioni dell’Ue su pesca e concorrenza.

Brexit, Londra- non accetteremo le posizioni dell'Ue su pesca e concorrenza - meteoweek.com
Brexit, Londra- non accetteremo le posizioni dell’Ue su pesca e concorrenza – meteoweek.com

Grave stallo nei negoziati tra Regno Unito e Unione Europea sui rapporti futuri che intercorreranno tra i due blocchi dopo il 31 dicembre, quando la Gb diventerà Paese terzo rispetto all’Ue. Una fonte vicina alla squadra di Boris Johnson che si sta occupando dei negoziati ha rilasciato un’intervista a Repubblica, nella quale spiega le ragioni dell’ultimatum di Londra all’Ue: “non accetteremo mai le posizioni dell’Unione europea su temi come la pesca e il cosiddetto “Level Playing Field”, le norme sulla concorrenza. Spero che l’Ue capisca, ma sinora non mi pare lo abbiano fatto“. Se lo stallo dovesse proseguire, il Regno Unito potrebbe decidere di uscire dall’Ue senza alcun accordo, attraverso la pratica del “No Deal”. “Abbandonare il negoziato non è mai stato nei nostri piani. Ma certo quando capiremo che non vale più la pena negoziare, ci organizzeremo per uscire senza un accordo. La cosa importante in quel caso sarà capire il momento giusto“, precisa a Repubblica l’intervistato.

Già lo scorso venerdì il caponegoziatore del Regno Unito, David Frost, si era pronunciato dopo il fallimento del primo dei tre incontri negoziali previsti, ma le parole del membro della squadra di negoziazione intervistato sono ancora più nette: “Se l’Ue accettasse la nostra proposta di un accordo di libero scambio stile canadese, il “Ceta”, risolveremmo la questione velocemente. Invece restano profonde divisioni. Vedremo che succederà l’11 maggio“. Nella data indicata è infatti previsto il secondo incontro dei tre negoziati previsti tra Ue e Uk. Venerdì scorso, dopo il fallimento, era intervenuto anche il caponegoziatore europeo, Michel Barnier, con parole altrettanto nette: “non possiamo accettare di fare progressi selettivi su un numero limitato di aree. Il Regno Unito non può rifiutarsi di estendere il periodo di transizione e allo stesso tempo rallentare le discussioni. È surreale“.

Sul tema della data definitiva di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, nel negoziato si dovrà decidere anche se rinviare la scadenza del 31 dicembre o lasciar terminare in tale giorno la fase di transizione tuttora in corso, nella quale la Gb è ancora soggetta alle norme dell’Ue. Bruxelles, in verità, era pronta già prima della crisi epidemica a raggiungere un accordo. in ogni caso Londra ha fatto sapere che non intende rinviare l’uscita oltre la data del 31 dicembre: “la crisi, seppur grave, non cambia i punti fondamentali di questi negoziati, che secondo noi possono essere risolti anche in una simile situazione. Anche il caponegoziatore europeo Michel Barnier voleva un accordo prima di questa emergenza. La crisi non fa molta differenza da questo punto di vista. E non ci converrebbe essere legati all’Ue in un contesto internazionale così imprevedibile”. Il “No Deal”, però, potrebbe essere un grave problema, perché comporterebbe una serie di disfunzioni economiche e commerciali: l’adozione di dazi e tariffe stabilite dalla Wto, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, e i problemi legati alle frontiere.

I nodi da sciogliere durante i negoziati sono sostanzialmente tre e riguardano la concorrenza, la pesca e la giustizia. Per quanto riguarda il Level Playing Field (Lpf), l’Ue vorrebbe che rimanessero condivise le regole su sicurezza e diritti dei lavoratori, ambiente e difesa di marchi e qualità dei prodotti, in modo da garantirsi una concorrenza leale da parte del Regno Unito. Londra, invece, non vuole alcun impedimento, visto che il Level Playing Field potrebbe limitare gli accordi commerciali con gli altri Paesi del mondo. Per quanto riguarda la pesca, l’Ue vorrebbe riuscire a mantenere un accesso alle acque britanniche, ricche di pesce, anche dopo l’uscita della Gb. Ci sono, infatti, diverse imprese del settore ittico del Nord dell’Europa continentale per le quali è di vitale importanza l’accesso. Londra, però, vorrebbe riappropriarsi della sovranità sulle sue acque e limitare l’accesso delle imbarcazioni europee attraverso un accesso regolato in base alle stime sulla presenza dei pesci, da verificare di anno in anno, misura che va sotto il nome di “zonal attachment”. Inoltre l’Ue vorrebbe mantenere attive la Corte Ue e la Corte dei Diritti dell’uomo, per tutelare i cittadini e le aziende europee che si trovano in Gb. Londra, invece, vuole assolutamente recuperare la sua autonomia legislativa e dichiara di essere molto rigida su questo punto e su tutti i nodi in gioco: “se l’Ue continua così, non ci sarà accordo. Per esempio, la pesca per noi è un argomento vitale. L’Ue deve capire che noi il 31 dicembre 2020, con la Brexit, recuperiamo la nostra sovranità, la nostra indipendenza e anche il controllo delle coste. Spetta a noi l’ultima parola sull’accesso nelle nostre acque territoriali, in negoziati specifici su base annuale, come per esempio l’Europa già fa con la Norvegia. Sono fondamentali dai quali non ci muoveremo mai. L’Europa deve capire che il mercato comune non si applicherà più al Regno Unito. Siamo indipendenti oramai. L’Europa deve capire che non cediamo sulle loro richieste di conservare la Corte di Giustizia europea o quella dei Diritti umani per eventuali dispute. Ma non mi pare che lo abbiano capito. La stessa cosa sulla tipologia di accordo tra i due blocchi. Noi non accetteremo un accordo onnicomprensivo, come vuole l’Ue, che tenga dentro tutto, dalla pesca ai servizi, sarebbe troppo complicato, poco efficiente e ci esporrebbe alle corti di giustizia europee. Noi perseguiamo un accordo commerciale con l’Ue come quest’ultima ha stretto con il Canada e poi tutto il resto può essere delineato con mini-accordi laterali. Altrimenti, noi non ci stiamo“.