Il Coronavirus, i problemi veri arriveranno dalle banche. E come mai prima

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:09

Il nuovo Covd-19 ha colpito duramente i profitti bancari. Per uscirne occorrono 40 miliardi di tagli.

La crisi Lehman? Quella attuale spaventa di più

Le banche stanno risentendo degli effetti della pandemia. Si stima che in tutta Europa, potrebbero perdere ben il 20% dei ricavi e il 60% dei profitti medi. Per scongiurare il verificarsi di un’ipotesi tanto temuta quanto catastrofica, le banche europee dovrebbero mantenere in equilibrio costi e ricavi. Una “soluzione” di non facile attuazione per il Vecchio Continente. Kearney, multinazionale statunitense di consulenza strategica, come ogni anno ha pubblicato il Retail Banking Radar, con il quale vengono studiati i bilanci delle banche situate in diversi Stati Europei.

La Kearney ha analizzato i bilanci di diverse Banche Italiane: UniCredit, Ubi Intesa Sanpaolo e Banco Bpm. Dall’analisi è emerso che per via della crisi economica, in Italia e nei restanti Paesi europei, i ricavi per le banche caleranno drasticamente rispetto all’anno 2019. Roberto Freddi, principal di Kearney, in merito alla questione ha dichiarato: “Si tratta di uno scenario base che poggia sulle stime di un calo del Pil europeo del 7% circa e un parziale recupero verso fine anno. Non è escluso peraltro che in alcuni Paesi e in alcune situazioni più critiche, i cali possano arrivare anche al 35-40%, a seconda del mix di ricavi della singola banca”.

Ridurre i costi potrebbe essere la soluzione. Ma non è semplice

Gli effetti della pandemia si ripercuotono sui bilanci in modo catastrofico. Gli analisti ipotizzano che in Europa una banca su otto perderà il 20% dei ricavi. Per affrontare uno scenario simile l’unica soluzione sarà quella di ridurre i costi. “Il problema è che tagliare in futuro sarà molto più complicato di quanto fatto in passato” dichiara Freddi.

“I risparmi facili sono già stati fatti e questo lascia poco spazio per un’ulteriore riduzione dei costi tradizionale. Servirà quindi un ripensamento generale di tutta la struttura dei costi” ha aggiunto Pastore. “Non si potrà prescindere da una profonda revisione del modello operativo, servirà fare investimenti in nuove tecnologie e diversificare il business fornendo più servizi digitali per essere vicini ai clienti nei loro bisogni e fidelizzarli”.

L’Italia ha ridotto i costi del 2,6% dal 2018, è dunque un dei primi Paesi in Europa che ha lavorato  in termini di riduzione. Proprio per questo, Pastore conclude dicendo che: “A maggior ragione ora serve ripensare in profondità l’intero modello di business e l’offerta alla clientela: chi riuscirà a farlo, pianificando in un orizzonte pluriennale e lavorando sulle competenze dei dipendenti, potrà tornare a lavorare con profitto”.

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