Bimbo morto a scuola, Pm: maestre e bidella causarono la morte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:13
Il bimbo precipitò il 18 ottobre nella tromba delle scale della scuola Pirelli, a Milano. Ora l’avviso di conclusione delle indagini: le maestre e la bidella “hanno cagionato la morte del bambino per colpa consistita in negligenza”. bimbo precipitatoIl bambino precipitò nella tromba delle scale della scuola Pirelli, a Milano. La caduta di oltre 10 metri gli fu fatale: il bimbo morì il 22 ottobre in ospedale. Al seguito della vicenda, una lunga serie di indagini, ora concluse. Nell’avviso di chiusura delle indagini firmato dal Pm Maria Letizia Mocciaro si legge: “Hanno cagionato la morte del bambino per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme”. L’accusa si riferisce a due maestre e alla bidella, accusate di omicidio colposo in relazione alla morte del bambino di 6 anni.

Nell’atto si possono leggere i dettagli della vicenda: intorno alle 9.30 il bambino “chiedeva alle insegnanti presenti di potersi recare ai servizi; le insegnanti, nonostante l’assenza della collaboratrice scolastica assegnata al piano (circostanza che non verificavano) e senza accompagnarlo (nonostante fossero in due in classe) gli consentivano di uscire”. Così il bambino “si recava da solo ai servizi e nel fare rientro verso la classe (…) si avvicinava al pianerottolo della tromba delle scale dove trovava una sedia girevole con rotelle (abbandonata e incustodita) si arrampicava su detta sedia presumibilmente incuriosito dal vociare” dei bambini.

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Secondo le dinamiche della caduta emerse dalla ricostruzione: “Dalla sedia si sporgeva, perdeva l’equilibrio e cadeva nel vuoto (dalla sommità del parapetto al punto di caduta è stata misurata un’altezza di circa 13,50 metri), procurandosi gravissime lesioni che ne causavano il decesso qualche giorno dopo in ospedale”. Sotto accusa soprattutto la maestra di italiano e la docente di sostegno per aver “omesso la dovuta vigilanza sul bambino“. Una mancanza che gli ha consentito di “recarsi ai servizi igienici fuori dall’orario programmato”. Uno strappo alla regola che, tradotto, comporta una violazione del regolamento d’Istituto e della direttiva della scuola.

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Per quanto riguarda la collaboratrice scolastica, a lei è imputato di “non avere prestato servizio nella zona di competenza secondo la mansione assegnatale, di non avere vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell’alunno (…) in particolare nello spostamento per recarsi ai servizi, per avere utilizzato il telefono cellulare per scopi personali durante il tempo in cui avrebbe dovuto effettuare la sorveglianza al piano”. Inoltre quest’ultima non avrebbe “sorvegliato il corridoio a lei affidato, non collocandosi nella postazione prevista dal piano delle attività del personale Ata”. Si tratta di un gabbiotto che le avrebbe consentito di tenere sotto controllo i movimenti del bambino. Poi altre mancanze: la collaboratrice non avrebbe “controllato il tempo di permanenza ai servizi del bambino” e non lo avrebbe “riaccompagnato in classe”. Infine: avrebbe “lasciato incustodita una sedia girevole tipo ufficio in prossimità delle scale, determinando il pericolo che poi si è concretizzato, anziché riporla all’interno del gabbiotto”.