Home Cronaca Minneapolis in rivolta: ancora scontri e incendi per George Floyd

Minneapolis in rivolta: ancora scontri e incendi per George Floyd

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:30
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Continuano le proteste per la morte di George Floyd a Minneapolis, l’uomo afroamericano ucciso da un poliziotto bianco il 25 maggio, durante un fermo di polizia. Con il passare dei giorni la protesta si trasforma in rivolta: incendiato commissariato di polizia.

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Minneapolis, 28 maggio 2020 (Foto di Kerem Yucel, da Getty Images)

A Minneapolis la tensione cresce sempre più e le prime manifestazioni si trasformano in rivolte. Il dissenso è scoppiato nelle strade di Minneapolis a causa della morte di George Floyd, un uomo afroamericano ucciso il 25 maggio durante un fermo di polizia. Un poliziotto bianco gli aveva premuto con violenza per diversi minuti il ginocchio sul collo, benché l’uomo fosse già disarmato e immobilizzato, e nonostante le proteste allarmate dei passanti. “I can’t breathe“, le suppliche dell’uomo a terra, fino alla morte per soffocamento.

La versione ufficiale del Minneapolis Police Department sostiene: quando gli agenti hanno ammanettato il sospettato “si sono accorti che stava avendo un problema medico” e hanno di conseguenza chiamato i soccorsi. Ma a testimoniare i fatti c’è un video, poi diventato virale: nessuna resistenza da parte dell’afroamericano, nessun visibile problema medico. L’uomo è stato immobilizzato a terra e, nonostante le sue grida d’aiuto, è stato soffocato. Dopo la pubblicazione del video la polizia ha specificato in un aggiornamento che l’FBI indagherà su quanto accaduto. Poco dopo il capo della polizia locale Medaria Arradondo ha annunciato il licenziamento di quattro agenti, senza però dare ulteriori dettagli sulla loro identità.

Stati Uniti in rivolta

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Minneapolis, 28 maggio 2020 (Foto di Matthew Atcher, da Getty Images)

Dopo le proteste di mercoledì legate alla morte di George Loyd, a Minneapolis la situazione non si placa. Nella notte scorsa è esploso un incendio all’esterno del commissariato di polizia, il commissariato degli ex agenti coinvolti nella morte di George Floyd. Ieri, infatti, attorno alle 22 locali (le 6 del 29 maggio in Italia) l’edificio è stato prima assediato dai manifestanti e poi abbandonato. L’account ufficiale della città di Minneapolis ha informato su Twitter sul rischio di esplosioni a causa della manomissione delle condutture del gas. Poi la raccomandazione: “Se siete vicini, per la vostra sicurezza, allontanatevi, in caso l’edificio esploda”.

Non si fermano i cortei che marciano verso il cuore della città chiedendo giustizia. Stando a quanto riportato dai media locali, i manifestanti sono entrati nel commissariato rompendo le finestre. Poi avrebbero appiccato il fuoco a parte dell’edificio. Gli agenti, in tutta risposta, hanno esploso alcuni proiettili di gomma contro i manifestanti e poi si sono allontanati dall’edificio in fiamme.

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Ma il dissenso dilaga in tutti gli Stati Uniti. Anche a New York si manifesta per George Floyd, 30 le persone arrestate su un netto di centinaia scese in strada a Manhattan. Tensione anche nei pressi di City Hall, la sede del municipio. Anche lì, atti di vandalismo: lancio di bottiglie e altri oggetti. Nel mirino, gli agenti della polizia. Tra i tanti manifestanti, uno è stato anche arrestato per possesso d’armi. Poi proteste a Oakland e Denver, dalla California al Colorado i manifestanti bloccano le strade chiedendo giustizia per George Floyd. E, in genere, chiedendo di non assistere più ad atti di violenza gratuita da parte di poliziotti bianchi contro cittadini afroamericani. A Denver, in Colorado, è scattato il lockdown dello State Capitol, l’assemblea statale a causa di alcuni colpi di arma da fuoco. Più distesa la situazione a Chicago e San Francisco, che per il momento manifestano tramite cortei e sit-in.

Trump: “Sono criminali”

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Minneapolis, 28 maggio 2020 (Foto di Karem Yucel, da Getty Images)

Nel frattempo gli investigatori cercano di indagare sulla vicenda anche tramite interrogatori agli ex poliziotti coinvolti nella morte di George Floyd, ma gli agenti hanno deciso di non collaborare, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Le autorità ribadiscono: non è ancora stato emesso nessun capo d’accusa ai danni dei quattro agenti. L’Fbi intanto collabora con la polizia locale e porta avanti le indagini, chiedendo di visionare altri video.

Trump intanto non placa i toni e si schiera senza mezzi termini: i manifestanti al centro delle vicende sono “criminali”. Anzi, le proteste violente arrecano disonore alla memoria di George Floyd, dice Trump. Poi la minaccia per sedare le proteste: il presidente sarebbe pronto ad inviare la Guardia nazionale. Si tratta della principale forza militare di riservisti americana. Una minaccia pronta a diventare reale, se “quel debole sindaco di estrema sinistra, Jacob Frey” non sarà in grado di sistemare la situazione. “Non posso sopportare di vedere quanto sta accadendo a una grande città americana, Minneapolis”, avrebbe commentato Trump. E ancora l’accusa al sindaco per “una totale mancanza di leadership”.

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Intanto gli schieramenti si predispongono alla lotta. La Guardia nazionale del Minnesota ha annunciato: sono pronti all’intervento 500 uomini fra Minneapolis e St. Paul. Su Twitter commenta: “La nostra missione è proteggere la vita, preservare le proprietà e il diritto di manifestare pacificamente. Un obiettivo fondamentale è garantire che i vigili del fuoco siano in grado di rispondere alle chiamate”. Poi Trump, riferendosi alle manifestazioni violente di dissenso: “Quando iniziano i saccheggi, si inizia anche a sparare”.

Ma mentre Trump reagisce mostrando i muscoli, il sindaco di Minneapolis risponde alle accuse: “Debolezza è rifiutare di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Debole è chi punta il dito su qualcun altro in un momento di crisi. Donald Trump non sa nulla della forza di Minneapolis. Siamo forti. È un periodo difficile? Sì. Ma stia sicuro che ce la faremo”.