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Mark Rutte: “L’Italia deve farcela da sola: si ai prestiti, no ai contributi”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:19
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Il primo ministro olandese, a capo dei cosidetti “Stati Frugali”, spiega la sua posizione intransigente ribadendo: si a prestiti, no a contributi a fondo perduto.

Il premier olandese Mark Rutte

Niente da fare: per il premier olandese Mark Rutte non esistono motivi per sostenere in modo più “intenso” alcuni paesi europei, quelli più colpiti dalla pandemia. Italia e Spagna, per intenderci. Lui, insieme ai leader dei “Paesi Frugali” (Austria, Danimarca e Svezia insieme ovviamente all’Olanda) hanno le idee chiare: si al sostegno economico, ma in forma di prestito. Niente contributi a fondo perduto: su questo Rutte è intransigente. «I rapporti tra Olanda e Italia sono eccellenti. Siamo entrambi Paesi fondatori, insieme a Belgio, Lussemburgo, Francia e Germania» esordisce nel corso di una intervista in uscita su “7”, il magazine del Corriere della Sera. «Il mio rapporto personale con Giuseppe Conte è forte e amichevole. E le relazioni sono molto migliori di quanto si possa pensare se ci si basa sui media, soprattutto negli ultimi tempi. L’impatto della pandemia per l’Italia è stato enorme, sia in termini di vite umane che di danni all’economia. Lo capiamo e per questo dobbiamo essere pronti ad aiutare l’Italia, ma anche altri Paesi come la Spagna per esempio, a superare la crisi economica. Dobbiamo farlo per spirito solidale, ma anche perché io credo che un’europa forte sia nell’interesse di tutti. E questo significa anche un’Italia forte». Un ragionamento chiaro, che però quando arriva al punto cruciale, quello dei contributi economici, cambia di tono: da conciliante diviene duro. «L’Olanda capisce e appoggia l’appello alla solidarietà. Dobbiamo solidarietà ai Paesi più colpiti dalla pandemia, sapendo però che anche noi siamo stati colpiti gravemente. Ciò significa che gli Stati i quali necessitano e meritano aiuto devono anche far sì che in futuro siano capaci di affrontare da soli crisi del genere in modo resiliente. E voglio aggiungere che ammiro ciò che fa Conte, cercando di varare un pacchetto di riforme mirate ad aumentare la produttività e la competitività dell’Italia, incluse misure impopolari. È un buon inizio e spero prosegua. Perché è cruciale che la prossima volta l’Italia sia in grado di rispondere a una crisi da sola».

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Nelle ultime parole di Rutte sta il senso profondo della sua presa di posizione: la sua e quella degli altri cosidetti “Paesi Frugali”: l’Italia, come tutti i paesi dell’Ue, deve essere messa in condizione di gestire da sola le sue crisi, senza interventi dall’esterno. In quest’ottica di “responsabilizzazione” pensare ad un Recovery Fund – o qualunque altro sia lo strumento scelto – fatto di prestiti e non di contribuzioni a fondo perduto sarebbe la scelta migliore: «Un sistema di prestiti è molto più logico. Anche quelli sono aiuti. E dalle analisi della Commissione, sappiamo che la sostenibilità del debito di Italia e Spagna non sarà diminuita da nuovi prestiti. Per questo la nostra posizione è che l’aiuto dev’essere fatto di prestiti, non di contributi. Ma insistiamo anche perché ci si concentri sull’aumento della competitività e della resilienza dei Paesi che li ricevono». E su questo aspetto la posizione è intransigente: alla domanda «Siete pronti ad accettare una combinazione di contributi e prestiti?» la risposta non lascia alcuno spazio a dubbi: «Noi vogliamo che siano solo prestiti».