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Caso Vannini: di chi sono le voci a casa dei Ciontoli la notte dell’omicidio?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:22
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Secondo l’Emme Team ci sarebbero state altre due persone a casa dei Ciontoli la notte dell’omicidio di Marco Vannini – a riportarlo è il Messaggero – ed ecco cosa avrebbero detto…

Caso Vannini: di chi sono le voci a casa dei Ciontoli la notte dell’omicidio? – meteoweek

Un nuovo colpo di scena prima del processo rischia di oscurare l’uscita del libro sulla sua vita: il Messaggero riporta di una scoperta da parte dell’Emme Team che ha dell’incredibile. La società americana che qualche settimana fa era riuscita a ricostruire le parole del giovane di Ladispoli nell’ultima telefonata fatta dai Ciontoli è riuscita, con la stessa tecnica ad isolare la voce di due persone presenti in casa quella notte; due persone di cui nessuno aveva mai parlato. I due uomini non identificati potrebbero essere stati presenti nella casa di Via de Gasperi in cui si è consumata la tragedia. I tecnici hanno infatti lavorato sulle stesse chiamate effettuate prima da Federico e poi da Antonio Ciontoli, isolando le voci di due ignoti, il primo che sembrerebbe dire “Non lo muovi”, il secondo: “È solo un taglio” e poi “Spiegaglielo bene”. Questa notizia potrebbe cambiare completamente tutte le dinamiche del processo in partenza la prossima settimana. Secondo il legale della famiglia Vannini, Celestino Gnazi, andrebbe fatta chiarezza su quanto accaduto il prima possibile.

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Il processo partirà l’8 luglio e sarà a porte chiuse – meteoweek

Attesissimo sarà il dibattimento in aula il prossimo 8 luglio, anche se il processo sarà sostanzialmente a porte chiuse. Il 7 febbraio scorso la Corte di Cassazione aveva disposto l’annullamento della sentenza d’appello in cui il capo famiglia, Antonio Ciontoli era stato condannato a 5 anni per omicidio colposo. I giudici avevano stabilito che intervenire tempestivamente avrebbe salvato la vita a Marco, decidendo di punire la mano che ha premuto il grilletto con un ulteriore processo. Secondo la Cassazione, il 23enne di Ladispoli morì a causa delle “lesioni causate dal colpo di pistola” ma anche e soprattutto della “mancanza di soccorsi che, certamente, se tempestivamente attivati, avrebbero scongiurato l’effetto infausto”, Ciontoli mise in atto una “condotta omissiva nel segmento successivo all’esplosione di un colpo di pistola, ascrivibile soltanto ad Antonio Ciontoli, che, dopo il ferimento colposo, rimase inerte, quindi disse il falso ostacolando i soccorsi”.