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Quando si poteva salvare una persona in più: la storia di Rufino e Lina

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:37
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Rufino e Lina sono due coniugi morti per Covid a 2 settimane l’uno dall’altra. I figli ora denunciano: “Mamma si poteva salvare, ricoverata troppo tardi”.

Covid - Meteoweek.comRufino Riganelli e Lina Moscatelli sono due coniugi di 89 e 78 anni uccisi dal Covid-19 a due settimane di distanza l’uno dall’altra. Prima si è ammalato Rufino. Il 23 marzo è cominciata la febbre alta. “All’inizio eravamo tranquilli, non pensavamo potesse avere il Coronavirus perché respirava bene” – hanno raccontato i figli della coppia, Walter e Carlo. Poi però le condizioni dell’89enne sono rapidamente peggiorate: “La dottoressa ha chiamato il 1500 e hanno mandato un’ambulanza” – spiegano i figli – “Quando sono arrivati inizialmente non volevano portarlo via perché con la tachipirina la febbre da 39 gli era scesa a 37. Ho insistito e si sono andati a vestire“.

“Mi ha fatto capire che la stava sprecando”

“Sa quanto costa questa tuta? Noi adesso l’andiamo a prendere e poi la buttiamo”. Queste le parole che gli operatori sanitari hanno rivolto ai figli di un uomo anziano che stava per morire. “Mi ha fatto capire che la stava sprecando” – ha detto Carlo.
Ma alla fine i soccorritori accettano di portare Rufino in ospedale e qui, il 2 aprile, l’uomo risulta positivo al Covid-19. L’89enne si spegnerà poi l’11 aprile, a causa delle complicazioni legate alla malattia.

Il 6 aprile anche Lina comincia ad accusare i primi sintomi. Ma per il ricovero la donna dovrà aspettare addirittura il 14 aprile. 8 giorni di febbre e difficoltà respiratorie, 8 giorni d’inferno, passati completamente da sola, denunciano i figli. Proprio questi 8 giorni di attesa si riveleranno poi fatali per la 78enne.

“La Asl non si è mai fatta viva, non hanno mandato nessuno a farle il tampone. Come convivente di una persona che aveva il Covid, ed era anche deceduta, doveva essere portata subito in ospedale. Se fosse stata curata subito, forse si sarebbe salvata” – affermano i figli. Sono parole cariche di rabbia e dolore, parole che danno dei volti al dramma del Coronavirus a cui ci hanno, nostro malgrado, abituato le cronache negli ultimi mesi. Sono i volti di Rufino e Lina, abbandonati dallo Stato e dalla Sanità e morti per questo. “Vogliamo sapere perché mamma non è stata supportata e aiutata dalle istituzioni. Paghiamo le tasse, il Servizio sanitario nazionale dovrebbe essere per tutti ma con noi non è stato così. So che i nostri genitori sono contenti di quello che stiamo facendo. Finché potrò combatterò, quando questa storia finirà li lascerò finalmente tranquilli” – affermano i figli.

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La confusione del sistema sanitario durante la pandemia

Carlo Riganelli conclude la sua testimonianza raccontando un fatto che dimostra quanto poco il sistema sanitario nazionale fosse preparato al Coronavirus e quanta confusione dilagasse negli uffici durante i mesi più bui della pandemia. “Qualche giorno fa mi ha chiamato una dottoressa della Asl chiedendo come stesse mia madre. Mi sono dovuto fermare con la macchina perché ho avuto un giramento di testa. Lei era mortificata quando le ho detto che era morta, ma come è possibile. Siamo stati abbandonati, lasciati da soli” – denuncia il figlio della coppia deceduta.

La famiglia Riganelli ha aderito al comitato ‘Noi denunceremo’ che si pone l’obiettivo di dare giustizia a tutti coloro che sono stati abbandonati durante l’emergenza Covid. La testimonianza di Carlo e Walter è la prima denuncia che parte da Roma.