Rimpatri in Tunisia: dal 10 agosto fino a 40 persone in viaggio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:47

Dal 10 agosto rimpatri in Tunisia e più militari al confine Nord-Est. A regime saranno 2 aerei a settimana con 40 persone a bordo.

Rimpatri in Tunisia dal 10 agosto

Il Viminale ha spiegato che due aerei charter ogni settimana riporteranno in Tunisia gli extracomunitari sbarcati in Italia. I voli erano stati interrotti durante il lockdown. “Dal 10 agosto prossimo si tornerà, dopo l’interruzione per il periodo di lockdown, a rimpatriare su voli charter verso la Tunisia fino ad un massimo di 40 cittadini tunisini a viaggio”: lo comunica il ministero dell’Interno spiegando che come già previsto dagli accordi con il Paese nord africano si tratterà di voli bisettimanali con partenze il lunedì e il giovedì che consentiranno di allontanare 80 irregolari a settimana. “Un ripristino che segue i primi voli charter ripresi dal 16 luglio con un massimo di 20 cittadini tunisini per singolo volo secondo quanto richiesto dalle autorità tunisine. Nello specifico, i 5 voli charter hanno permesso il rimpatrio di 95 cittadini tunisini. Il prossimo volo è previsto per il 6 agosto, sempre per massimo 20 rimpatriati. Con la fine del lockdown, dal primo giugno al tre agosto 2020 sono state in generale rimpatriate 266 persone. La quota maggiore verso la Tunisia (116) e verso l’Albania (103)”: conclude così il Viminale.

Ecco l’accordo derivante dagli ultimatum del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al governo tunisino e le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che proprio ieri ha chiesto un’accelerata sui rimpatri verso la Tunisia. Ne è una conseguenza del boom di arrivi registrato a luglio e che ha provocato un’emergenza all’interno dei centri di accoglienza del sud Italia e in particolar modo in Sicilia, nonché tutte le difficoltà di gestione di flussi in aumento a causa dell’emergenza coronavirus. Difatti, due le questioni principali richiesta da Roma e inviate al Governo maghrebino: rimpatri e rafforzamento dei controlli sulle coste tunisine, soprattutto nell’area di Sfaz al fine di limitare le partenze e di conseguenza le tragedie in mare.