Papa Francesco prega per il Libano: “Ma i preti vivano in povertà”

Nell’Angelus di oggi, Papa Francesco ha voluto rivolgere un pensiero alla città di Beirut dopo l’esplosione al porto. “Bisogna impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari”, ha detto.

papa francesco bergoglio

Il consueto messaggio di pace e di speranza, inserito in un discorso che si rivolge anche agli alti prelati. Può essere riassunto così l’Angelus recitato oggi da Papa Francesco, nella consueta cornice di piazza San Pietro piena in una calda domenica di inizio agosto. Il Santo Padre ha voluto rivolgere una preghiera nei confronti del Libano e della sua capitale Beirut. Sono ancora davanti ai nostri occhi le immagini della tremenda esplosione che ha causato decine di morti ma anche la distruzione del porto della capitale libanese. A questi territori, papa Francesco ha voluto rivolgersi.

Il Pontefice ha voluto rinnovare l’appello “per un generoso aiuto da parte della comunità internazionale” in favore della popolazione libanese. E poi ha voluto rivolgersi alla Chiesa, confidando nella vicinanza al popolo nel suo calvario. Ma al tempo stesso, il papa ha voluto ammonire i preti e i vescovi della zone orientali. A loro, con un tono particolarmente duro e ammonente, il Santo Padre ha chiesto di impostare “uno stile di vita improntato alla povertà evangelica, senza lusso, perché il vostro popolo soffre e soffre tanto”.

Ma non è la prima volta che papa Francesco invita le autorità ecclesiastiche orientali a cambiare il proprio stile di vita. Era già successo due anni fa, quando il Santo Padre incontrà la Roaco, l’istituzione che si occupa delle Chiese nei Paesi travolti da guerre e povertà. In quell’occasione, Jorge Bergoglio ammonì i membri di quelle autorità ecclesiastiche che professavano la povertà ma vivevano da ricchi. Fino a coniare il termine “epuloni” nei confronti di queste personalità del mondo della Chiesa, alle quali chiedeva di spogliarsi in favore dei propri fratelli in difficoltà.

Papa Francesco saluta a fine Angelus – meteoweek.com

Ma tornando alla violenta esplosione di Beirut, papa Francesco è tornato a parlare con tono compassionevole poco dopo. “La catastrofe di martedì scorso chiama tutti, a partire dai libanesi, a collaborare per il bene comune di questo amato Paese”, ha dichiarato il Santo Padre. Il quale ha voluto esaltare la popolazione libanese: “Il Libano ha un’identità peculiare, frutto dell’incontro di varie culture, emersa nel corso del tempo come un modello di vivere insieme. Certo, questa convivenza ora è molto fragile, lo sappiamo. Ma prego perché con l’aiuto di Dio e la leale partecipazione di tutti essa possa rinascere libera e forte”.

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E poi c’è un altro messaggio importante, che arriva in una circostanza altrettanto toccante. 75 anni fa si concludevano i bombardamenti nucleari ai danni di Hiroshima e Nagasaki. In questa triste e dolorosa ricorrenza, il Santo Padre ha esortato il mondo a “impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari”. E poi ha commentato un passo del Vangelo, che celebra Gesù che cammina sulle acque in tempesta. “La barca in balia della tempesta è immagine della Chiesa – dice il papa – , che in ogni epoca incontra venti contrari, a volte prove molto dure: pensiamo a certe lunghe e accanite persecuzioni del secolo scorso e ancora oggi in alcune parti”.