Brasile, diritto all’aborto: deputate denunciano Bolsonaro all’Onu

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:18

In Brasile minacciato e attaccato il diritto di aborto: un gruppo di deputate ha denunciato il presidente Bolsonaro all’Onu. Accusato di ostacolare le minori vittime di stupro.

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Brasile, diritto all’aborto – foto di repertorio (via web)

Secondo quanto si apprende da fonti locali, un gruppo di deputate brasiliane ha inviato un documento al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, facendo un “appello urgente” di fronte agli “attacchi e alle battute d’arresto in merito all’aborto legale” promossi dal governo di Jair Bolsonaro.

La denuncia, infatti, sarebbe stata presentata alla luce delle nuove linee guida stabilite dal Ministero della Salute, considerate come d’ostacolo all’accesso alla giustizia e all’aborto legale per le minorenni vittime di abusi sessuali. La lettera è stata indirizzata a Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, così come anche a Dubravka Simonovic, relatrice delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Tlaleng Mofokeng, relatrice delle Nazioni Unite sul diritto alla salute, e al Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla discriminazione contro le donne.

 Un “attacco senza precedenti” ai diritti delle donne

“Dal 1940, la legge brasiliana consente l’interruzione della gravidanza in caso di stupro”, spiegano le parlamentari brasiliane. E proseguono: “Tuttavia, nelle ultime settimane, un caso tragico ha portato questo diritto fondamentale a un attacco senza precedenti in Brasile: una bambina di 10 anni, che era stata violentata per quattro anni da suo zio, si è vista contestato il diritto all’aborto legale in un ospedale pubblico”.

protesta in Brasile contro l'aborto
protesta in Brasile a difesa del diritto all’aborto della piccola di 10 anni – foto via IMF

Il caso a cui le deputate si riferiscono, riguarda la drammatica vicenda che vede come protagonista la piccola di 10 anni violentata nello stato di Espiritu Santo, nel sud-est del Brasile. La bambina non ha potuto portare a compimento la procedura di aborto se non “a quasi 2.000 chilometri dalla sua città natale, sotto minacce e attacchi violenti”, spiegano le legislatrici. Un fatto increscioso e inconcepible, che si è reso necessario a seguito di un’ordinaza emessa dal tribunale.

Venerdì scorso, infatti, il governo ha stabilito che quando una minorenne entra in ospedale per interrompere una gravidanza, i medici hanno il dovere di denunciare il caso alla polizia. “Vista la gravità” del decreto emesso dal ministero della Salute, è necessario che l’Onu invii “urgentemente” una missione dell’Ufficio del Relatore speciale sulla violenza sulle donne per “valutare la situazione sul campo”, protestano quindi le legislatrici.


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I parenti della minorenne, inoltre, hanno riferito di aver subito “pressioni” per evitare l’aborto da parte di alcuni presunti inviati del ministero della Donna, guidato dalla ministra e pastore evangelico Damares Alves – la stessa che però ha negato ogni accusa attraverso una nota ufficiale.

Secondo il documento inviato all’Onu e firmato, tra le altre, dalle deputate Lídice da Mata, del Partito socialista, Luiza Erundina, del Partito Socialismo e Libertà e Maria do Rosario, del Partito dei lavoratori, sarebbero 4 ragazze sotto i 13 anni che vengono violentate ogni ora in Brasile.