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Covid, negli alpaca i nanoanticorpi per bloccare l’infezione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:18
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Potrebbe essere negli alpaca la risposta alla lotta contro il coronavirus. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Communications dai ricercatori dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, apre la via a nuovi possibili farmaci antivirali contro la Covid-19.

Coronavirus, la ricerca: i nanoanticorpi negli alpaca

Potrebbero rivelarsi molto utili nella lotta contro il Covid-19, gli alpaca. Gli scienziati hanno infatti trovato nei camelidi (cioè la famiglia di cammelli e lama) dei nanoanticorpi in grado di bloccare l’infezione da SarsCov2 e impedire al virus di entrare nelle cellule umane.

La scoperta dei ricercatori

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications dai ricercatori dell’Istituto Karolinska di Stoccolma e apre la strada a nuovi possibili farmaci antivirali contro la Covid-19.


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Cosa sono i nanoanticorpi

I nanoanticorpi sono dei frammenti di anticorpi che si formano naturalmente nei camelidi e in alcuni tipi di pesci cartilaginei come gli squali, che possono essere adattati all’uomo. La ricerca è iniziata a febbraio, quando è stato iniettato in un alpaca la proteina Spike, utilizzata dal coronavirus per entrare nelle cellule umane. E la risposta immunitaria da parte dell’animale è arrivata, dopo 60 giorni.

Il team del Dipartimento di Microbiologia, Oncologia e Biologia cellulare del Karolinska Institutet: (da sinistra)  Leo Hanke, Ben Murrell and Gerald McInerney
Il team del Dipartimento di Microbiologia, Oncologia e Biologia cellulare del Karolinska Institutet: (da sinistra) Leo Hanke, Ben Murrell and Gerald McInerney

I ricercatori, guidati da Gerald McInerney, hanno così clonato, arricchito e analizzato le sequenze dei nanoanticorpi delle cellule B dell’alpaca (un particolare tipo di globuli bianchi), identificandone uno – Ty1 – che sembra neutralizzare in modo efficace il virus. «I nostri risultati mostrano che Ty1 si lega in modo potente alla proteina S e può neutralizzare il virus SarsCov2, concentrandosi solo su questo bersaglio – ha spiegato Ben Murrell, uno dei ricercatori – Stiamo ora iniziando gli studi preclinici sugli animali per analizzare la sua attività neutralizzante e il suo potenziale terapeutico in vivo».