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La porta stretta della parola | Il Vangelo di oggi 12 Settembre 2020

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:16
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La parola è molto importante e ha grande potere: può “avvelenare” o salvare, può gettare le fondamenta per una vita intera… E la Parola di Dio? Scopriamo in che senso è la porta stretta sotto la quale passare per arrivare alla vera vita!

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La porta stretta della parola | Il Vangelo di oggi – Meteoweek.com

LITURGIA DELLA PAROLA – Sabato 12 Settembre 2020

SS. NOME DI MARIA (mf); S. Albeo; S. Guido
23.a del Tempo Ordinario
A te, Signore, offrirò un sacrificio di ringraziamento
1Cor 10,14-22; Sal 115; Lc 6,43-49

PRIMA LETTURA

Noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1Cor 10,14-22
Miei cari, state lontani dall’idolatria. Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo  all’unico pane. Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali  non sono forse in comunione con l’altare? Che cosa dunque intendo dire? Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa? O che un idolo vale qualcosa? No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 115)

R: A te, Signore, offrirò un sacrificio di ringraziamento.
Che cosa renderò al Signore
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. R.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. R.

IL VANGELO DEL GIORNO – Sabato 12 settembre 2020

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
+ Dal Vangelo secondo Luca 6,43-49
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».
Parola del Signore.

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COMMENTO AL VANGELO DI OGGI – La porta stretta della parola

Le parole, ci dice Gesù, sono il tesoro del nostro cuore: se in esso è racchiuso il bene saranno frutti buoni, se invece nel nostro cuore è racchiuso il male, anche le nostre parole saranno cattive e dannose per noi e gli altri.

La parola di Gesù è invece un tesoro ancora più speciale: chi la accoglie e la assimila mettendola in pratica, come chi si nutre di un frutto buono, vivrà.

La parola Di Gesù è quindi tesoro che viene dal cuore Dio, frutto di vita eterna, fondamenta per la nostra vita. Gesù ci mostra quindi l’importanza della parola, che può edificare o distruggere, può “avvelenare” o guarire.

Dall’effetto delle parole di qualcuno si potrà riconoscerne l’origine malevola o cattiva: questo può essere il senso della celebre frase “ogni albero si riconosce dal suo frutto”. Gesù quindi ci insegna a stare attenti alle apparenze, e anche alle parole apparenti: alcuni possono essere invitanti ma cattive, proprio come i frutti.

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Possono essere false, le parole, come chi dice sempre “Signore, Signore”, e non fa la volontà di Dio. Se la parola non corrisponde all’azione è apparenza. Allo stesso tempo, non è detto che ciò che non appare invitante debba per forza non esserlo.

Ricordiamoci che Gesù e la sua parola hanno un’apparenza umile e spesso non “appetibile” al mondo, rimanendo nascosti nell’umiltà, agli occhi di chi cerca un successo e una resa immediati.

In tal senso ci si può ricollegare a questo passo molto significativo: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7,13-14).

Che la via stretta non sia proprio la parola di Gesù da vivere e mettere in pratica?