Evadono 16 milioni di Iva: 100 imprenditori coinvolti in una frode fiscale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:31

Fatture fasulle di operazioni inesistenti: così si configura la truffa che 22 persone avrebbero ordito ai danni del Fisco: 16 milioni di Iva evasi.

La Guardia di Finanza sta indagando su una presunta frode fiscale ai danni del fisco: 16 milioni di Iva evasa con fatture false. Indagate 22 persone, ma sarebbero circa 100 gli imprenditori coinvolti. Le indagini sono partite nel livornese: proprio la Guardia di Finanza di Cecina (Livorno) ha scoperto una presunta frode fiscale che sarebbe stata realizzata grazie ad una serie di fatture per operazioni inesistenti – emesse o utilizzate – per oltre 93 milioni di euro, con un’evasione di Iva di circa 16 milioni. Sono quindi 22 le persone indagate per dichiarazione fraudolenta, 3 per riciclaggio e 2 per autoriciclaggio del denaro che per le fiamme gialle sarebbe stato illecitamente accumulato grazie all’evasione fiscale. Già disposti dal gip di Livorno – ed eseguiti – sequestri preventivi di beni per 6,3 milioni di euro.

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Le indagini, spiega la Gdf, sono partite da controlli a un “modesto negozio di articoli ortopedici” del Livornese, “una piccola Srl che, in pochi mesi, ha però visto ‘lievitare’ i propri acquisti da 100 mila a 15.000.000 di euro, arrivando poi a individuare un centinaio di imprenditori di varie regioni, che sarebbero coinvolti nella presunta frode. L’inchiesta, partita nel 2018, si è sviluppata in due fasi: la prima ha portato alla scoperta, nota la GdF, di “un pernicioso sistema di compensazioni di debiti tributari accollati da 10 soggetti tra Roma, Piedimonte Matese (Caserta) e Civitavecchia con, al centro, in qualità di accollante, la Srl” del Livornese “la quale vantava un credito Iva per 3,2 milioni di euro giustificato però dall’utilizzo di 15 milioni di euro di fatture false ricevute nel 2017 per un simulato acquisto di un capannone in Carsoli (Aquila). Il tutto con l’ausilio di tre consulenti fiscali in provincia di Roma”. La seconda fase ha “messo in luce un reticolo di ‘scatole vuote’ e rapporti soggettivamente inesistenti su tutto il territorio nazionale, sempre finalizzato all’evasione” dell’Iva, con ancora coinvolta la Srl del Livornese, che avrebbe poi spostato la sede a Bari, cambiando denominazione e dichiarando di esercitare la compravendita oltre che di articoli ortopedici, anche quella del pellet.