Donald Trump e il farmaco sviluppato con tessuti di feto

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Il Regeneron, il cocktail sperimentale assunto da Donald Trump per guarire dal Coronavirus, ha una origine particolare. Proprio quella che il presidente degli Stati Uniti ha condannato a più riprese.

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Donald Trump torna a cadere nei suoi errori – meteoweek.com

Si continua a fare un gran parlare delle condizioni di salute di Donald Trump. Sono passati ormai più di due giorni da quando il presidente degli Stati Uniti è stato dimesso dall’ospedale nei pressi di Washington. Il rapporto che l’inquilino ha avuto con la Casa Bianca è stato complicato, ma alla fine tutto sembra andare per il verso giusto. Anche perchè Trump non sembra essere molto interessato a ciò che gli accade intorno, visto che circola per la Casa Bianca senza indossare la mascherina, nonostante i diversi casi di positività al suo interno.

Ma ora, a far discutere è un altro aspetto delle cure somministrate al capo di Stato americano. Trump, come ben sappiamo, ha assunto un cocktail sperimentale di anticorpi prodotto dalla società americana Regeneron. Lo stesso presidente degli Stati Uniti, incoraggiato dai buoni risultati ottenuti, ha promesso di farlo somministrare gratis a tutti i positivi al Covid. Tuttavia, si discute sulla provenienza di questi anticorpi assunti da Trump. In particolare, la sua produzione sarebbe legata all’utilizzo di tessuti di feto umano.

Si tratta di una pratica che, nel corso del suo periodo alla presidenza, Donald Trump ha condannato a più riprese. A farlo sapere sono i colleghi del New York Times, i quali hanno indagato sulla natura del prodotto di Regeneron. A proposito della pratica di produrre farmaci e altri rimedi con il tessuto dei feti, c’era stata un’azione forte da parte della Casa Bianca. Nel giugno di un anno fa, infatti, Trump aveva sospeso i fondi federali destinati a gran parte delle ricerche scientifiche che utilizzavano questo metodo.

Donald Trump – meteoweek.com

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Il motivo era presto detto: cercare di frenare il ricorso, da parte delle donne, agli “aborti facili”. E a far capire le intenzioni del presidente era stato l’allora ministro della salute degli Stati Uniti: “Promuovere la dignità della vita umana dal concepimento alla morte naturale è una delle massime priorità dell’amministrazione Trump“. In questo modo venivano vietate, ormai più di un anno fa, le ricerche interne che richiedevano l’acquisizione di tessuti fetali da aborti selettivi. Ma alla fine, questi tessuti sono tornati buoni a Trump.

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Ricordiamo che le cellule del tessuto fetale servono anche per testare il Remdevisir, farmaco antivirale che in Italia viene usato da tempo per i positivi al Covid-19. A usare questo farmaco, e di conseguenza a sfruttare questo metodo, sono due aziende del calibro di Moderna e Astrazeneca. Potrebbe trattarsi di un altro passo falso importante nella corsa di Donald Trump alla conferma del suo ruolo da presidente. In particolare, a perdere la fiducia nei confronti dell’attuale capo di Stato potrebbe essere l’ala conservatrice e cattolica del suo elettorato.