Ristoratori Toscani, la rabbia per il nuovo dpcm: “Regole assurde”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:54

Le norme del nuovo dpcm relative ai ristoranti hanno fatto infuriare molti imprenditori del settore culinario. A parlarne il gruppo Ristoratori Toscani.

ristoratori toscani furiosi dpcm

Attività consentite fino alle ore 24.00 con servizio al tavolo e fino alle ore 21.00 in piedi. Queste le limitazioni imposte dal Governo ai ristoratori italiani con il nuovo dpcm al fine di evitare gli assembramenti e, dunque, la diffusione del Coronavirus. Restano, inoltre, gli obblighi di distanziamento sociale tra i tavoli e di indossare i dispositivi di sicurezza quando non si è seduti o non si stanno consumando alimenti e bevande.

Naccari: “Stop senza senso”

Le nuove regole hanno messo in seria difficoltà i ristoratori, che adesso dovranno regolare gli ingressi contingentati dei clienti in un arco di tempo più ridotto. Una misura, secondo molti, in contrasto con gli obiettivi anti-Covid. A dire la sua in merito il gruppo Ristoratori Toscani, che conta ben 15mila iscritti di cui mille solo a Firenze, e in particolare il portavoce Pasquale Naccari.

Lo stop a mezzanotte per i locali – si legge in una nota – non ha alcun senso perché per evitare assembramenti l’unico modo è dilatare gli orari. Ci sembra assurdo che a pranzo non ci siano limiti e per la cena sì. Vorremmo che anche il cliente che arriva poco prima di mezzanotte possa mangiare in tranquillità. Ricordiamo che molti di noi hanno chiuso a pranzo e che durante la settimana il lavoro è calato drasticamente“.

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Una soluzione migliore, secondo Pasquale Naccari, sarebbe rappresentata dall’imporre un numero massimo di persone che siedono allo stesso tavolo. Inoltre, per evitare assembramenti alla cassa o in altre zone del ristorante, dovrebbero essere privilegiati i metodi di pagamento al tavolo. In questo modo il cliente sarebbe costretto a muoversi nel locale soltanto per andare alla toilette.

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Noi – dice il portavoce di Ristoratori Toscani siamo i primi a voler rispettare i protocolli, tant’è che abbiamo subito chiuso quando non era possibile garantire la sicurezza. Vogliamo però pene più severe per chi non rispetta le regole. Bisognerebbe prevedere un rimborso per chi avrà forti cali di fatturato in seguito alle ultime disposizioni. Ancora, auspichiamo un credito di imposta o un fondo per le locazioni, oltre ad un aiuto per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza. Perché – conclude – le associazioni non vengono mai consultate prima della stesura dei Dpcm? Potremmo dare validi consigli“.

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