Vaccino Covid, a chi andranno le prime dosi? Giovani o anziani?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:12

Tre milioni di dosi di vaccino contro il coronavirus disponibili in Italia entro Natale. Tutto questo a patto che l’autorizzazione da parte dell’Ema del candidato vaccino di Oxford, Irbm e AstraZeneca arrivi nelle prossime settimane. Ma chi dovrà essere vaccinato per primo? La risposta non è affatto scontata.

Vi sono esperti che sostengono: vanno utilizzati i principi che valgono per il vaccino anti influenzale, per questo i primi dovranno essere coloro che appartengono alle categorie più a rischio, in Italia, da inizio epidemia. Il 95,4 per cento dei deceduti per Covid-19 aveva più di 60 anni. Altri esperti suggeriscono una strategia più prudente:  sarebbe meglio non cominciare dai più fragili, visto che il vaccino richiederà di saperlo metabolizzare bene. E invece, il numero delle dosi di vaccino che saranno a disposizione già a dicembre se l’Ema darà il via libera? Ieri, intervistato da AdnKronos, Piero Di Lorenzo, presidente di Irbm, ha confermato i dati anticipati dal Messaggero: “Se non ci saranno problemi è ragionevolmente credibile che entro fine 2020 arriveranno nel Paese circa 3 milioni di dosi. Siamo in cauta e fiduciosa attesa”.


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L’Ema intanto, per tagliare i tempi della burocrazia, ha dichiarato:” Dateci tutti i dati man mano che sono disponibili, così da guadagnare tempo.  In Europa, orientativamente entro fine anno ci saranno presumibilmente 15-20 milioni dosi. Di queste, 3 milioni arriveranno in Italia”. Irbm ha sede a Pomezia. Sempre nel Lazio, ma ad Anagni, c’è invece lo stabilimento dove Sanofi effettuerà il “processo di formulazione, infialamento e confezionamento del proprio candidato vaccino anti-Covid19”.


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Ecco, ma tornando al vaccino Oxford-Irbm-AstraZeneca a chi andranno le prime dosi in caso di responso positivo di Ema? Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, sostiene: “A soggetti a rischio e a personale sanitario, non c’è dubbio. Il vaccino se è sicuro, è sicuro. Possono esserci eventi rarissimi nella sperimentazione, però la tecnologia che viene usata è già stata collaudata ampiamente. Questo vale per gran parte dei candidati, compreso quello di Oxford”. Quanto tempo ci vorrà per avere un effetto generalizzato? “L’effetto definitivo lo avremo nel 2022, ma già in primavera-estate 2021 la situazione sarà migliorata se davvero avremo a disposizione le prime dosi per la fine dell’anno”. Secondo la professoressa Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, èil vaccino non andrà distribuito prima alle persone anziane: “Il vaccino, ad oggi, è stato sperimentato su persone sane, che non hanno altro patologie. Solo ora si sta cominciando anche con ultra ottantenni. Nei più anziani la risposta del sistema immunitario, è diversa, non si può rischiare. Lo stesso discorso va fatto per i bambini. Ritengo, dunque, che sarebbe più corretto cominciare vaccinando soggetti sani, in condizioni ed età simile a quella dei volontari della sperimentazione. Bisogna partire, ad esempio, da operatori sanitari e forze dell’ordine”.