Mafia, approvata a Vienna la risoluzione italiana contro i boss

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:51

La Conferenza delle Parti sulla Convenzione Onu ha approvato la cosiddetta Convenzione di Palermo. Si è parlato di migliorare e rendere più efficace i metodi di cattura dei boss della mafia e della criminalità organizzata transnazionale.

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Italia rappresentata alla Conferenza delle Parti dal ministro Bonafede – meteoweek.com

Un altro passo importante è stato messo a segno a livello mondiale, per mettere sotto scacco la mafia. Nella giornata di ieri, infatti, durante la Conferenza delle Parti sulla Convenzione Onu contro la criminalità transnazionale è stato compiuto un atto fondamentale. È stata approvata la risoluzione italiana, che è stata presentata proprio a Vienna durante l’evento. A rappresentare il nostro Paese c’era il ministro della giustizia Alfonso Bonafede. Le discussioni sono durate quattro giorni e hanno coinvolto rappresentanti diplomatici e ong di 190 Stati.

La discussione si è incentrata soprattutto sullo stato della lotta alle mafie nel mondo e su come migliorare e rendere più efficace la Convenzione di Palermo. Si tratta di uno strumento legislativo universale ratificato ormai venti anni fa, che serve a combattere la mafia e tutte le altre organizzazioni criminali internazionali. Al fianco di Bonafede c’erano anche l’ambasciatore italiano Alessandro Cortese, il consigliere giuridico Antonio Balsamo e il primo segretario Luigi Ripamonti. Ma non sono stati gli unici a prendere la parola per il nostro Paese.

Sono arrivati anche gli interventi del procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho, del procuratore generale di Roma Giovanni Salvi, del capo della Polizia Franco Gabrielli e del viceministro agli Esteri Marina Sereni. Ognuno di loro ha espresso il proprio parere per tentare di rafforzare la lotta contro la mafia, attraverso lo strumento della Convenzione di Palermo. Alla fine sono state accolte all’unanimità le proposte della risoluzione italiana, voluta in un primo momento da Giovanni Falcone prima della sua morte nel 1992.

Immagini tratte dalla Conferenza di Vienna – meteoweek.com

Sono diversi i suggerimenti che sono stati indicati nel documento redatto dall’Italia. In primis l’adozione delle misure patrimoniali, ovvero i sequestri e le confische, che nel nostro Paese rappresentano uno dei capisaldi nella lotta alla mafia. Poi l’uso sociale dei
beni tolti alle mafie e l’invito alla costituzione di corpi investigativi comuni che facciano uso delle più moderne tecnologie. L’Italia ha suggerito anche l’estensione della Convenzione di Palermo a nuove forme di criminalità come il cybercrime e i reati ambientali ancora non disciplinati da normative universali.

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Infine, a integrazione della Convenzione di Palermo dovrebbe essere rafforzata la collaborazione tra gli Stati, le banche e gli internet providers per il contrasto alla criminalità transnazionale. Il dibattito ha visto, oltre ai rappresentanti istituzionali delle 190 nazioni coinvolte, anche la presenza di alcune Ong italiane. Tra queste la Fondazione Giovanni Falcone, il Centro Pio La Torre e Libera. Il fatto che sia stata ratificata la Convenzione di Palermo rappresenta un importante passo in avanti nella lotta contro le mafie.

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L’impegno corale tra gli Stati per affrontare e sconfiggere la mafia, come detto, era già stato proposto da Giovanni Falcone negli Anni Ottanta. Tanto che il lavoro svolto a Vienna è stato considerato un “omaggio speciale a tutti coloro, come il giudice Giovanni Falcone, il cui lavoro e sacrificio hanno aperto la strada all’adozione della Convenzione“. Inoltre nel documento redatto al termine della Conferenza, si sottolinea che l’eredità degli uomini uccisi dalla mafia “sopravvive attraverso il nostro impegno globale per la prevenzione e la lotta alla criminalità organizzata“.