“L’Italia è allo sbaraglio, confusa”, dice Carlo Bonomi. E la colpa sarebbe tutta di Conte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:43

Carlo Bonomi, dall’Arena di Verona, mostra segnali di insofferenza nei confronti del Governo e dei numerosi Dpcm varati da Giuseppe Conte.

Non c’è odore di ripartenza nel nostro paese, almeno secondo Carlo Bonomi. Il presidente di Confindustria è scettico sulle misure per la ripresa e ha ribadito il suo punto di vista direttamente da Verona. Proprio quella città che, secondo uno studio elaborato da Cerved per l’Anci sui danni economici da Covid, sarebbe quella più colpita, a braccetto con Brescia e Bergamo. Sono loro, tre province di traino del Paese, ad aver registrato e a registrare tutt’ora le perdite di fatturato più consistenti.

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Ed è proprio a Verona che si è svolto l’evento “Traiettorie. Percorsi per ripartire”, organizzato in Arena da Confindustria Verona. Un evento in streaming, senza pubblico, a causa delle disposizioni anti contagio previste dall’ultimo Decreto. Un decreto verso cui Carlo Bonomi ha mostrato segnali di forte risentimento. “Provo sconforto per un paese in confusione. Noi italiani meritiamo chiarezza, abbiamo dimostrato senso civico e di sacrificio“, ha detto Bonomi secondo cui il Paese è senza indicazioni. Una conferenza stampa non basta, e non basta neanche un nuovo Decreto per fare chiarezza.

“Siamo in piena emergenza”

La situazione è infatti critica, anche sul versante economico. Siamo ancora nella fase di emergenza, dice Bonomi, e le prospettive sono tutt’altro che rosee. “Giudicando le anticipazioni, siamo ancora nella fase di emergenza, non c’è quella prospettiva di ripartenza, necessaria al rilancio strutturale del paese che in ritardo su pil e produttività”, ha detto Bonomi. Poi l’attacco al Ministro dell’economia Roberto Gualtieri, che ha ribadito la volontà di confrontarsi con i sindacati. “Ma esistono le imprese” – è il monito del Presidente di Confindustria – “Sarebbe bene confrontarsi anche con loro per capire quali siano le vie migliori per pensare al futuro”. Cosa fare, allora, per il futuro? Far ripartire gli investimenti, pubblici e privati.

Ma l’attacco di Carlo Bonomi non si ferma. I 4 miliardi per la scuola non bastano, serve al contrario una riforma seria: “Ci stanno spacciando per taglio del cuneo fiscale l’aumento del bonus dei 100 euro, che era il bonus degli 80 euro di Renzi già aumentato, con la soglia portata da 20mila a 40mila euro”. E ancora, con quota 100 si starebbe continuando a rubare il futuro dei giovani. Quanto alla revisione dell’Irpef, Bonomi ha fatto notare che una riforma fiscale non necessita di bonus a tempo, ma anzi di una visione complessiva che richiede tempo e confronto.

“L’Italia non è coerente”

Infine il Mes: “Non lo prendiamo perché saremmo l’unico paese in Europa, però adottiamo, unici nella Ue, un provvedimento come il blocco dei licenziamenti. Bisogna avere coerenza”, ha continuato Bonomi che critica, prima di concludere, anche la strada del reddito di cittadinanza, inseguito esclusivamente per un’idea di bandiera politica. Strada sbagliata anche quella della decontribuzione Sud: bisogna attrarre investimenti, con le infrastrutture e la legalità. Mancano insomma le riforme, le cooperazioni, le modifiche di regole che non funzionano. “L’Italia sta perdendo quest’anno 10 punti di Pil, se c’è l’occasione storica dei 209 miliardi, c’è anche la perdita storica di 180 miliardi”, ha concluso. Non è insomma con i sussidi a pioggia che si fa la crescita. Occorrono invece le riforme, una visione di leadership che, a suo avviso, ad oggi non c’è.