Stefano Cucchi, il post della sorella Ilaria a 11 anni dalla morte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:30

Sono trascorsi undici anni dalla morte del geometra Stefano Cucchi, e tutti noi ricordiamo quel giorno come fosse ieri. 

A ricordarlo in prima linea è la sorella Ilaria, che gli ha dedicato una lettera commovente ma veritiera, colma di intensità e di bisogno di giustizia. Dal giorno della morte di Stefano, la famiglia ha infatti lottato per avere verità sul suo decesso. Questa lotta è durata dieci lunghissimi anni, e ancora oggi non ha avuto una vera fine.

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Nel processo per la morte di Stefano Cucchi, sono stati infatti condannati a dodici anni per omicidio preterintenzionale due carabinieri: Alessio di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. E’ stato invece assolto dall’accusa di omicidio Francesco Tedesco, l’imputato-accusatore che ha permesso di scoprire le modalità del pestaggio subito da Stefano in caserma.

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Ilaria Cucchi: la lettera dedicata al fratello a undici anni dalla sua morte

Con un post su Facebook, Ilaria Cucchi si è scagliata contro quegli aspetti mai chiariti della vicenda della morte di suo fratello Stefano.

La lettera fa proprio così: “Mentre i Generali sfilano in udienza nel tentativo di giustificare, oltre ogni evidenza, il loro operato io non posso non pensare che 11 anni fa queste erano le ultime ore di vita di mio fratello. Domani all’alba, di 11 anni fa, Stefano è morto, nell’indifferenza generale di tutti coloro che lo hanno visto nei giorni del suo calvario. E nel quieto vivere di chi sapeva e non ha avuto il coraggio di parlare allora finché si era in tempo, forse, di poterlo salvare“.

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In ricordo di Cucchi, che è stato omaggiato qualche giorno fa con una targa e un ulivo in piazzale Aldo Moro di Roma, è apparso un murales realizzato dallo street artist Harry Greb. Nel dipinto, realizzato nel quartiere del Tufello, appare infatti Stefano Cucchi sorridente con i guantoni da pugilato, uno sport che lui adorava. Cucchi, nel murales, indossa inoltre una maglietta con sopra i nomi di Sandri, Aldrovandi, Uva, Branzino, Rasman e molti altri.

Un ottimo modo per ricordare, ma soprattutto per denunciare i migliaia di episodi di violenza che accadono ogni giorno nel mondo.