Coronavirus, parla Gabriele: “Soldi di Giugno dal Governo arrivati due settimane fa” [VIDEO]

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:47

E’ forte il grido dei gestori di ristoranti, bar, palestre e di tutte quelle attività costrette nuovamente a chiudere o a limitare gli orari, per adattarsi alle ultime disposizioni del Dpcm firmato a Palazzo Chigi per prevenire la diffusione del Coronavirus. Ai microfoni di Meteoweek ci sono Gabriele, Sara e Francesco: ragazzi come tutti che chiedono solo di poter lavorare. E mostrano i conti. 

E’ un coro all’unisono, che non esula nessuno, ma che è forte, fortissimo. Parte dai piccoli paesini, si espande alle città e alla fine ingloba tutta Italia. Un coro che trova spazio nelle radio, nei tg, nei giornali. E’ il coro dei lavoratori, delle migliaia e migliaia di persone che vedono il loro futuro incerto, nero e critico. La causa è la seconda ondata del Coronavirus, preannunciata da tempo ma che ci ha colto, nuovamente, impreparati. Non eravamo pronti, e se lo eravamo non lo siamo stati abbastanza. Perché oggi, ad ottobre, la sensazione è quella di essere ritornati indietro di mesi, allo scorzo marzo; a quando si temeva per gli ospedali pieni, per le terapie intensive intasate, per i sussidi economici mancanti. A quando i lavoratori erano incerti e spaventati ed oggi – nonostante gli sforzi, le regole, i protocolli – lo sono di nuovo.

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Loro sono Gabriele, Sara, Francesco, rispettivamente 26, 27 e 25 anni. Sono i ragazzi del “TEAMJ FIT LAB”, centro sportivo di Battipaglia, nel salernitano, che ieri ha sfiorato un nuovo record di contagi: circa 220 in provincia. Sono giovani come tanti che oggi vedono il loro futuro a rischio, dopo averlo costruito con tenacia, costanza e passione, adeguandosi alle regole, ai protocolli, alle spese chieste e imposte dallo Stato. Sforzi e sacrifici che oggi sembrano incerti, immotivati e che lasciano spazio al malumore, all’angoscia, all’attesa. Sono tante le spese sostenute in questi mesi per adeguarsi ai protocolli e Gabriele, fatture alla mano, ce le ha mostrate. Tra sanificazioni, acquisti di strumenti per detersione quotidiana degli attrezzi, termoscanner per misurare la temperatura all’entrata, acquisto di segnaletica posta sul pavimento, spese varie la cifra supera i 1000 euro spesi durante questi mesi. Salvo poi, due giorni fa, dover chiudere di nuovo. E oggi la palestra è di nuovo vuota.

“Avevamo ripreso a lavorare, anche se limitatamente a causa del numero massimo di persone da poter fare entrare in palestra per ogni lezione”, dice Gabriele mentre mostra come era stata adattata la struttura in seguito al Coronavirus. Spazi distanti, misure di sicurezza rispettate al massimo e, ovviamente, perdite in termini di budget non soltanto per le spese effettuate, ma anche per le persone e gli abbonamenti andati perduti. “I fondi arrivati da Palazzo Chigi non sono bastati” – conferma Gabriele – “e i soldi di Giugno promessi dallo Stato sono arrivati soltanto due settimane fa“. Ad oggi, Gabriele e i suoi collaboratori – Sara e Francesco – si trovano a vivere lo stesso incubo di mesi fa.

“Ho contratto il Covid ma nessuno in palestra è risultato positivo”

Ed è proprio Sara a ribadire l’importanza dell’attività fisica per il mantenimento del proprio equilibrio psico-fisico: “Siamo legati ad una concezione dello sport legato al fisico, al corpo. Ma da tempo lo sport è legato alla salute, al benessere, alla prevenzione. Siamo stati abbinati alle sale bingo, come si possono paragonare queste due attività?”, si domanda. A farle eco c’è il collega Francesco, che qualche settimana fa è risultato positivo al Coronavirus adeguandosi poi a tutte le normative da rispettare: “Eppure, nonostante fossi risultato positivo, nessuno dei nostri atleti ha contratto il Coronavirus. Vuol dire che le regole le abbiamo rispettate”, dice. E non ha poi così torto, vista la rapidità di diffusione del Covid.

Gabriele, Sara e Francesco hanno però un piano B: “Intraprenderemo la strada degli allenamenti online, sempre a numero chiuso e garantendo la qualità che ci contraddistingue”, spiega Gabriele di TEAMJ FIT LAB. La loro richiesta – simile a quella di molti altri del settore – è quella di avere maggiore considerazione; di non essere trattati come gli ultimi, come gli opzionali, come i rimandabili. “Avremmo voluto essere trattati come tutti gli altri, magari lavorare con altre restrizioni. Ma… fateci lavorare”, conclude Gabriele che, seguito dal suo team, chiude la porta della struttura sperando di poterla forse riaprire il 24 novembre.