Covid, Salvini cambia ancora idea: “Se serve il lockdown, lo si faccia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:08

Prima accusava il governo di aver instaurato una dittatura sanitaria, poi ha strizzato l’occhio ai negazionisti, ora appoggia il lockdown.

Covid, Salvini cambia ancora idea: "Se serve il lockdown, lo si faccia"
Matteo Salvini, leader della Lega, al Senato. Credit: Matteo Salvini Facebook

Sì al lockdown. Sembra impossibile, ma ad aver aperto alla possibilità di una nuova chiusura totale del Paese è il segretario della Lega Matteo Salvini. Lo ha detto ai microfoni di Radio Anch’io, su Radio Uno, interpellato sull’emergenza coronavirus in Italia. Il leader del Carroccio ha ammesso che il provvedimento – per quanto duro – potrebbe essere necessario per evitare il collasso sanitario, ma non ha risparmiato una frecciatina sulle misure restrittive del Governo.

“Giusto fare il lockdown”

“Se ci sono le necessità, è giusto farlo (il lockdown, ndr). Non puoi però chiudere il sabato le palestre e la domenica i teatri, i bar fino alle 18. Io mi auguro che non ci sia, evidentemente, ma siccome la vita viene prima di tutto e la salute viene prima di tutto, se ci sono scelte razionali si fanno”, ha detto Salvini. La domanda sorge spontanea: perché continuare a criticare le norme inserite nell’ultimo Dpcm, se il lockdown prevedrebbe la chiusura di tutte le attività per tutto il giorno? Per mera opposizione, naturalmente.

Salvini cambia idea

Così, la stessa persona che nei mesi più duri della pandemia accusava il Governo di usare lo stato di emergenza per emanare decreti “ad hoc” e instaurare una “dittatura sanitaria”, ora dichiara che la salute viene prima di tutto e che bisogna proteggerla a tutti i costi. La decisione di un nuovo lockdown non è ancora certa, e anche Salvini ha sottolineato: Nessuno ha la bacchetta magica, la prima chiusura (in Cina, ndr) è stata la prima volta nella storia e tutti navigavamo a vista a febbraio”.

Covid, Salvini cambia ancora idea: "Se serve il lockdown, lo si faccia"
Matteo Salvini, leader della Lega. Credit: Matteo Salvini Facebook

“Qualcuno avrebbe dovuto imparare la lezione”

Il “nuovo” Salvini – quello che difende la salute dei cittadini – non si è risparmiato sulle critiche all’esecutivo. “Qualcuno avrebbe dovuto imparare la lezione”, ha detto il leader del Carroccio. E ha aggiunto: “Se c’è da chiudere qualcosa per salvare la vita lo si fa, ma si deve avere una visione. Abbiamo un commissario all’emergenza per queste cose che si chiama Arcuri, occorrono dei protocolli nazionali, dei bandi nazionali”. D’altronde, ha detto provocatoriamente, “si è persa l’estate a parlare di banchi con le rotelle e monopattini”.

L’estate di Salvini

Ed è vero: la preparazione e la prevenzione del Governo per la nuova ondata di coronavirus fa acqua da tutte le parti. Ma è anche vero che risulta strano sentire simili critiche da chi, durante l’estate, organizzava comizi politici senza mascherina o distanziamento, minimizzava l’emergenza sanitaria e strizzava l’occhio alle manifestazioni di negazionisti e no-mask.

Le proposte della Lega

Poi Salvini è passato alle proposte del centrodestra per combattere contro la diffusione del virus. Stando alle parole del segretario della Lega, servirebbero tamponi a domicilio e cure a domicilio“, dal momento che “il 75 per cento delle persone che corre in ospedale terrorizzata potrebbe essere curata a casa”. E poi, ha aggiunto ancora, “ci sono i trasporti pubblici”.

Le critiche al nuovo Dpcm

In conclusione, per Salvini il Governo giallorosso sarebbe inadatto a guidare il Paese durante l’emergenza sanitaria. “Il governo chiude ristoranti, bar, palestre e teatri, ma apre i cancelli delle galere per mandare a casa i delinquenti con la scusa del Covid. Si parla di 5 mila persone: sarebbe una follia! Questo governo mette in pericolo l’Italia, ha detto il leader del Carroccio.

LEGGI ANCHE:

L’appello del centrodestra al Governo

E soprattutto, l’esecutivo dovrebbe ascoltare anche le posizioni dell’opposizione. “Noi è sei mesi che chiediamo collaborazione. La collaborazione, in questi sei mesi, si è sostanziata in tre telefonate di un minuto. Ora scrivono lettere, fanno appelli. Ma non basta scrivere una lettera o fare un tweet. Ci vogliono ascoltare e collaborare? Perfetto. Oggi saremo in aula ad ascoltare Conte e faremo le nostre riflessioni e le nostre proposte, ma è inaccettabile rivedere il film di marzo, con le conferenze stampa di Conte della domenica sera”.