Corsa al vaccino anti-Covid: i laboratori accelerano, ma è efficace?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:13

Gli ultimi annunci di Conte e von der Leyen su tutti, fanno ben sperare sull’arrivo del vaccino in tempi brevi. Si teme, però, sulla reale sicurezza ed efficacia del farmaco.

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La corsa per il vaccino contro il Covid prosegue – meteoweek.com

Gli ultimi giorni sono stati particolarmente frenetici, su scala mondiale, per quanto riguarda l’arrivo del tanto atteso vaccino contro il Covid-19. Non sono mancati, infatti, gli annunci e le previsioni per la conclusione delle sperimentazioni sul farmaco, con il quale combattere in prima persona questo virus invisibile e insidioso. Ci ha pensato nei giorni scorsi il premier italiano Giuseppe Conte, il quale ha parlato di prime dosi in arrivo entro la fine dell’anno. Mentre il presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha parlato di 700 milioni di europei che potranno usufruire del vaccino.

Annunci importanti e in un certo senso scomodi, visto che buona parte della fiducia della popolazione mondiale è riversata proprio sui vaccini. Ma non mancano le voci discordanti, in particolare dai medici e dagli scienziati che si occupano proprio di questo campo. Anche perchè sembra che la verità sia un po’ diversa rispetto a quanto viene sposto dalle istituzioni. In realtà, al momento non ci sarebbe neanche un vaccino vicino alla conclusione delle sperimentazioni cliniche. Per questo motivo non si può avere la certezza che entro la fine del 2020 possa essercene uno disponibile.

Tanto che non mancano i pareri carichi di dubbi da parte degli addetti ai lavori. Può starci l’idea di diffondere un clima di ottimismo generale, anche per non gettare ancor di più nel panico la gente, decisamente esasperata dall’incapacità di abbattere questo nemico invisibile. Ma al tempo stesso le voci autorevoli, quelle di chi può fornire pareri certi e ben fondati sul tema, fanno capire che occorre cautela e calma. Basti vedere cosa sta accadendo negli Stati Uniti, dove un gruppo di esperti ha detto alla Food and Drug Administration di non fare il passo più lungo della gamba.

Vaccino anti-Covid: risponde l’esperto

Per capire come siamo messi, nella corsa verso il vaccino contro il Covid-19, è stata data ancora una volta la parola agli esperti. Come nel caso di Emanuele Montomoli, ordinario di Igiene all’Università di Siena. Montomoli ha fondato la Vismederi, azienda che si occupa di dosare gli anticorpi nel sangue delle persone. E sui tempi necessari per lo sviluppo di un vaccino, ha risposto così: “Di solito per arrivare a un vaccino sono necessari in media 10 anni prima dell’immissione sul mercato, e almeno altri 5 per tutto ciò che si fa dopo. In questo caso c’è un’accelerazione straordinaria, con la compressione di alcuni passaggi. Ma ciò comporta un prezzo in sicurezza ed efficacia“.

Il professor Emanuele Montomoli – meteoweek.com

La tempistica rispetto a quanto previsto dagli esperti è stata letteralmente abbattuta. In primis c’è stato l’accorpamento delle prime due fasi, ovvero i test sugli animali e quelli sull’uomo. La terza fase è già iniziata in circa dieci laboratori sui 100 incaricati. Dopodichè si sarebbe già passati alla sintesi su larga scala. Questa accelerazione, brusca ma motivata dal susseguirsi degli eventi, degli step per la sperimentazione dei vaccini anti-Covid rischia di fare da effetto boomerang sulle case farmaceutiche. Ma nel frattempo si sta cercando di stringere i tempi sugli iter di valutazione.

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Una situazione che rischia di creare non pochi problemi. Ma quali sono i vaccini più “pronti” in termini di tempistiche? Montomoli, interpellato dal Sole 24 Ore, risponde così: “I vaccini più avanti come quelli di Pfizer e di Moderna, sono genetici, cioè introducono nell’organismo materiale genetico che serve a produrre la proteina del virus contro la quale si innesca la risposta anticorpale. Li si studia da tempo, ma non sono mai stati utilizzati nell’uomo, e ci sono ancora molti aspetti da chiarire. Anche per gli altri, più tradizionali, restano parecchie domande inevase“.

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Ma come detto, ci si pone delle domande. La prima riguarda l’efficacia del vaccino, che si dimostra in questo caso con la percentuale di anticorpi prodotti nei vaccinati. “Si considera accettabile una percentuale superiore al 50%, ma non sappiamo ancora come vada con questi vaccini“, dice in tal caso Montomoli. E poi c’è il fattore sicurezza, sul quale non si può e non si deve soprassedere. “I volontari delle attuali fasi sono molto omogenei – spiega Montomoli – ma il vaccino non potrà essere lo stesso per un bambino o per un anziano, per una donna incinta o per un immunodepresso: abbiamo bisogno di tempo, per non fare errori“.