Allarme Covid, rischio Lockdown: le cinque con l’indice Rt oltre 1,5

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:14

La crescita dei contagi a dismisura mette a rischio la posizione di Lombardia, Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta. Allarme in Alto Adige: dietrofront e chiusura di bar e ristoranti alle 18.

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Milano è tra le città più in crisi nella seconda ondata – meteoweek.com

L’Italia è sempre più in ginocchio al cospetto del Covid-19. La tanto temuta seconda ondata si sta abbattendo sul Paese con tutta la sua furia, come testimoniano anche i numeri che emergono dai bollettini giornalieri. La giornata di ieri è stata la peggiore in assoluto, con oltre 25mila casi al cospetto di poco più di 200mila tamponi eseguiti. Numeri che non lasciano dubbi di fronte al timore di un lockdown che si avvicina sempre di più. Tanto che l’allarme diventa concreto con le voci che darebbero un Consiglio dei Ministri pronto a varare un nuovo Dpcm a breve.

Ma al di là delle misure che verranno prese nei prossimi giorni, si attendono gli effetti dell’ultimo decreto ministeriale. L’inizio della prossima settimana potrebbe essere decisivo in tal senso, visti i tempi tecnici e di incubazione del virus che non vanno mai sotto i sette giorni. Nel frattempo, però, si analizzano i dati già in possesso del Ministero della Salute e della Protezione Civile, che fanno già scattare l’allarme. Una paura che cresce giorno dopo giorno e che crea tutti i presupposti affinchè si possa tornare nelle stesse condizioni della scorsa primavera.

In particolare si analizza un dato che è stato al centro dell’attenzione collettiva già alcuni mesi fa. Stiamo parlando dell’indice Rt, che in alcune regioni del nostro Paese sta salendo sopra i livelli di guardia. Sono in questo momento cinque quelle che vedono un indice superiore a 1,5 ovvero quello oltre il quale scatta l’allarme. Si tratta di Lombardia, Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta. La stessa storia vale per la provincia autonoma di Bolzano, che nel frattempo è corsa ai ripari. L’Alto Adige, infatti, ha fatto dietrofront e ha posto la chiusura dei locali alle 18, come nel resto d’Italia.

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Lockdown vicino? L’Iss spiega

Lo studio condotto dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità, del resto, parla chiaro. “In questo scenario – si legge – si hanno valori di Rt regionali prevalentemente e significativamente maggiori di 1.5 (ovvero con stime dell’intervallo di confidenza al 95% di Rt maggiore di 1.5). Uno scenario di questo tipo potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi“. Uno scenario che potrebbe portare ulteriori conseguenze negative.

 

Tra queste c’è dunque un inevitabile sovraccarico dei servizi assistenziali entro un mese e mezzo. A meno che – come sta accadendo in queste settimane – non si assista a un netto calo dell’età media dei nuovi contagiati. E soprattutto, nel caso in cui si riesca a proteggere nel migliore dei modi la categoria degli anziani e dei più fragili. Ma l’Istituto Superiore di Sanità spiega che “appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità“.

Domenico Arcuri era stato chiaro in conferenza stampa – meteoweek.com

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In uno scenario nazionale di questo tipo – proseguono gli esperti nello studio – è presumibile che molte regioni siano classificate a rischio alto e, vista la velocità di diffusione e l’interconnessione tra le varie regioni, è improbabile che vi siano situazioni di rischio inferiore al moderato“. Da qui, al termine dello studio, si legge che il rischio del lockdown potrebbe essere assai fondato: “Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie misure di contenimento molto aggressive“.

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Domenico Arcuri, nella conferenza stampa di ieri, ha fatto eco a quanto si legge nello studio condotto dall’Iss. Il commissario straordinario per l’emergenza Covid ha ribadito che “la crescita del contagio non è mai stata così impetuosa“. I numeri parlano chiaro: il numero di positivi è 8 volte superiore a quelli di neanche un mese fa. Una situazione in cui “nessun sistema sanitario, tantomeno quello italiano, sarà capace di reggere“. Dunque l’Italia si confronta con l’eventualità di un secondo lockdown, stavolta con una lezione alle spalle.