Covid, Italia verso lo scenario 4 (quello più grave): cosa vuol dire?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:40

Il dilagare dei contagi in Italia e lo stress sul sistema sanitario proiettano il Paese verso lo scenario 4: l’ultimo ed il più grave previsto dall’Iss. In vista “misure di contenimento molto aggresive”. Tutto dipenderà dall’indice di trasmissibilità Rt, che in cinque regioni ha già superato il valore di 1,5.

scenario 4 - meteoweek.com
(Da Getty Images)

Peggiorano sempre più i numeri sui contagi Covid, che nel bollettino di ieri registrano quasi 27mila nuovi contagi (26.831) e 217 nuovi decessi. A preoccupare, oltre allo stress sul sistema sanitario, è anche l’indice di trasmissibilità Rt, che in cinque regioni ha già superato la soglia dell’1,5. Insomma, tutti i criteri di analisi della pericolosità del contagio sembrano proiettare l’Italia verso lo scenario 4: l’ultima frontiera, lo scenario più grave. A delineare cosa accade nello scenario 4 e quali sono i valori che condurrebbero l’Italia verso quel versante è il documento Prevenzione e risposta a Covid-19, redatto dall’Istituto superiore di sanità.

L’indice Rt superiore a 1,5

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A condurre l’Italia verso questo scenario è anche un valore, l’indice Rt, che sembrerebbe aver superato la soglia di l’1,5 almeno in cinque regioni: Lombardia, Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta. Nell’occhio del ciclone, innanzitutto la Campania, che supera i 3.000 nuovi contagi in un giorno. Lo scenario 4 prevede proprio un indice Rt superiore a 1,5. Grande preoccupazione anche per la Lombardia, che ieri registra 7.339 nuovi positivi e una situazione critica a Milano. Su Milano si esprime il microbiologo Andrea Cristanti, lapidario: “Avrei fatto il lockdown a Milano 10 giorni fa”. Di fronte a questi dati, l’Italia ha a disposizione tre settimane di tempo: se non dovesse riuscire ad invertire la tendenza, sarebbe inevitabile la misura più drastica. A ribadire cosa significa, nella realtà, questo indice Rt, è lo stesso studio, che spiega: “In questo scenario si hanno valori di Rt regionali prevalentemente e significativamente maggiori di 1,5 (ovvero con stime dell’intervallo di confidenza al 95% di Rt maggiore di 1,5)”. Questo comporterebbe anche l’impossibilità “di tracciare l’origine dei nuovi casi”.


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Inoltre, “la crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 1-1,5 mesi, a meno che l’epidemia non si diffonda prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili”. Ma il documento fa notare: questa ipotesi è da escludere, perché “appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità”.

Italia verso lo scenario 4: cosa rischiamo?

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Lo scenario 4, spiega il documento, presenta una “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo” e prevede “misure molto aggressive“. L’Italia, se non riuscisse ad invertire la tendenza, dovrebbe abbandonare lo scenario 3, che è quello nel quale si trova attualmente: una situazione con “trasmissibilità sostenuta e diffusa” e virus con “rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo” con valori regionali compresi da Rt 1,25 e 1,5. Con cinque regioni entrate ufficialmente nell’Rt 1,5, invece, sarà ora necessario monitorare la situazione ad alto rischio: “Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie – avverte l’iss – misure di contenimento molto aggressive”. A quel punto anche lo scenario 4 si dividerebbe in tre sottolivelli, tre passaggi di rischio, organizzati in scala crescente: rischio moderato (per almeno 4 settimane consecutive ad una valutazione del rischio più elevata); rischio alto (per meno di 3 settimane consecutive) e rischio alto/molto alto (per 3 o più settimane consecutive e situazione non gestibile). Quest’ultimo livello presenta, tra le azioni indicate, il “considerare la possibilità di restrizioni estese Regionali/provinciali”.

Cosa si intende per “misure di contenimento molto aggressive”?

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L’entità di queste “misure molto aggressive” dipende in realtà dalla durata dell’ondata e dal livello di rischio. Per questo si potrebbe oscillare dalla chiusura di attività e dalla creazione di zone rosse locali all’istituzione di nuove zone rosse “su scala provinciale o regionale” (in caso di alto rischio). L’abbiamo già vissuto e si avvicina molto al concetto di lockdown. A proposito di scuole e università, anche qui è necessario effettuare un distinguo.


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Lo scenario meno rischioso prevede “la possibilità di attivare […] per gli studenti della scuola secondaria di 2° grado e dell’università, parte delle lezioni con DAD” oppure “la chiusura temporanea di scuole/università in funzione del numero di casi”. Qualora invece ci si trovasse in una situazione di rischio moderato sarebbe necessario interrompere “alcune attività sociali/culturali maggiormente a rischio”.