“L’epidemia si poteva fermare in 20 giorni, ma Giuseppe Conte non ci ha ascoltato”

Il lockdown era l’unica soluzione possibile? L’epidemia si poteva fermare? Si poteva fare altro, nel lontano marzo, quando il Coronavirus cominciava ad insediarsi nelle nostre vite? E’ stato fatto tutto? E cosa si poteva evitare?

L’alternativa al lockdown era possibile. A sostenerlo, un gruppo di ricercatori italiani del CNR, INFN, dell’Università di Camerino e RICMASS – Rome Internationale Center for materials scienze – che sarebbe riuscito, già mesi fa, a completare una ricerca di analisi quantitativa comparata di qualità delle diverse strategie politiche di contenimento del Covid-19, attraverso un lavoro di biofisica sperimentale di analisi dati in un periodo di 28 giorni. Prova dell’analisi dei ricercatori, sarebbe un documento inviato il 29 marzo al Presidente del consiglio Giuseppe Conte e al Ministro della Salute Roberto Speranza, visionabile oggi su Lettera150.it.

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Il gruppo di ricercatori italiani aveva in sostanza delineato un sistema alternativo al lockdown nel contenimento della diffusione del virus: “Case finding and mobile tracing”.  Studiando quantitativamente l’evoluzione temporale dei casi di Covid-19 in diversi Paesi, i ricercatori hanno ritenuto che l’epidemia si sarebbe potuta fermare in Italia in circa 20 giorni. Come? Attraverso test veloci; usando un sistema di tracciamento e di tecnologie di contatti avanzate; isolando anche dalla loro famiglia le persone contagiose.

Seguire gli altri Paesi, era la soluzione?

Anche oggi, del resto, il grave problema del Coronavirus sembrano essere i contagi intrafamiliari. Le famiglie sono spesso impossibilitate sia a gestire il contagiato sia ad evitare cluster familiari. “Il fattore di riproduzione può essere invece abbattuto in tempi brevi, ospitando i soggetti nei Covid hotel in condizioni di quarantena assistita, con costi ridotti rispetto a quelli di un eventuale ricovero ospedaliero”, sostiene un firmatario della lettera, Gianpietro Ravagnan, già professore ordinario di Microbiologia Università Cà Foscari di Venezia.

E’ insomma evidente che oggi i nuclei familiari sono il luogo per eccellenza della diffusione del Covid-19 e pertanto bisognava guardare a Paesi come Giappone, Taiwan, Corea, Nuova Zelanda che hanno seguito una strategia incrociata: isolamento, test di massa e tracciabilità. “Ancora una volta il governo non ha ascoltato gli scienziati e alla fine, dopo aver perso mesi preziosi tra la prima e la seconda ondata, ha dovuto imboccare la strada arcaica del lockdown”, commenta Giuseppe Valditara, coordinatore di Lettera 150, secondo cui il documento sul metodo CfmT dimostra senza dubbio ed analiticamente che altre soluzioni erano e sono possibili.