Coronavirus, Luigi Di Maio: “L’Italia sarà tra i primi al mondo ad avere il vaccino”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:30

Luigi Di Maio, ospite a Radio Anch’io, ha rassicurato sul fatto che l’Italia riceverà le dosi del vaccino prima di tutti gli altri. 

“L’Italia è nei due grandi accordi internazionali, quello di Pfizer e quello di AstraZeneca, che sono i più avanzati e che stanno avendo una grande successo nella sperimentazione. L’Italia sarà tra i primi Paesi al mondo a ricevere un vaccino”. A dirlo è stato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ospite a Radio Anch’io. Tutti i Paesi sono ormai in corsa per il vaccino, l’unica soluzione – forse – alla pandemia che incalza senza sosta nel nostro Paese e nel nostro mondo. Dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, almeno 1.272.352 persone hanno contratto il Covid. Nella giornata di ieri, sono stati registrati 34.282 nuovi casi e 753 decessi. La curva continua ad essere alta, anche se sembra essersi stabilizzata.

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Oltre al vaccino Pfizer, anche quello sviluppato dalla società AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford sembra produrre un buon risultato. In particolare, sarebbe emersa una “forte risposta immunitaria negli anziani”, secondo quanto risulta dai dati pubblicati sulla rivista medica The Lancet. I volontari adulti sani che si sono sottoposti nella fase due ai test sono stati 560. Non sono stati segnalati effetti collaterali gravi, si legge nella relazione. “Le risposte immunitarie dei vaccini sono spesso diminuite negli anziani perché il sistema immunitario si deteriora gradualmente con l’età, il che rende anche gli anziani più suscettibili alle infezioni”, ha spiegato Andrew Pollard, dell’Università di Oxford e autore dello studio.

Pertanto, i vaccini Covid-19 devono essere proprio testati in questo gruppo, ovvero nelle popolazioni a maggior rischio di malattia grave da Covid-19: persone con problemi di salute pregressi e adulti più anziani. “Ci auguriamo che questo significhi che il nostro vaccino aiuterà a proteggere alcune delle persone più vulnerabili della società, ma saranno necessarie ulteriori ricerche prima di poter essere sicuri”, ha spiegato il coautore, il dottor Maheshi Ramasamy, dell’Università di Oxford.