Reddito di cittadinanza beffa: lo percepiva anche killer giudice Livatino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:08

Reddito di cittadinanza beffa: lo percepiva anche killer giudice Livatino. E non solo lui ma anche altri mafiosi

Reddito di cittadinanza beffa-Meteoweek.com

Quando la moglie di Giovanni Avarello, Maria Rita Cutala, ha fatto domanda all’Inps per avere il reddito di cittadinanza ha scordato di dichiarare che suo marito ha alle spalle una condanna per mafia. In realtà, un lungo elenco di carichi pendenti che lo hanno portato all’ergastolo, tra cui il delitto del giudice Rosario Livatino, assassinato ad Agrigento il 21 settembre 1990.
La signora ha dunque avuto accesso al reddito di cittadinanza, maggiorato per la convivenza con il marito che attualmente è in carcere a Parma.

Questo è solo uno dei casi più eclatanti ma le indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza ne hanno fatti emergere diversi altri. Guardia di Finanza di Agrigento che ieri, tra l’altro, ha emanato un decreto di sequestro urgente. 8 le famiglie dei condannati o arrestati per associazione di stampo mafioso, omicidio, traffico stupefacenti, furti ecc. che hanno percepito il reddito di cittadinanza senza che realmente gli spettasse. Addirittura, alcuni dei mafiosi lo percepivano in maniera diretta.

Reddito di cittadinanza, le indagini della Gdf

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I finanzieri hanno condotto indagini incrociate confrontando le richieste presentate all’Inps con i carichi pendenti. Tra i requisiti per poter percepire il reddito di cittadinanza, c’è quello di non avere condanne per mafia o altri reati negli ultimi 10 anni o  custodia cautelare in corso. Nel modulo, si chiede anche se i familiari siano nelle suddette condizioni.

Durante i controlli sono emerse tre posizioni differenti:  condannati per mafia definitivamente, condannati per mafia negli ultimi 10 anni e individui con familiari conviventi detenuti o sotto  misure cautelari. Pasquale Alaimo, ad esempio, ha ricevuto una condanna nel 2011 per associazione mafiosa ma l’Inps ne ha accolto la richiesta e ha percepito il reddito dall’aprile del 2019 al settembre scorso.

L’uomo dopo quasi 13 anni in carcere non è più ritenuto socialmente pericoloso, tuttavia ha rilasciato dichiarazioni false, omettendo i suoi precedenti penali che altresì ne avrebbero subito fermato la pratica. Ora è indagato per falso e così tutti gli altri che hanno percepito il reddito senza averne diritto.

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Tornando al caso Livatino, i pm riportano nel decreto: “Giovanni Avarello è considerato uno degli esponenti di maggiore spessore criminale della cosorteria mafiosa denominata Stidda. Veniva condannato a più ergastoli omicidio, armi, rapine”. Quando lo scorso 16 aprile la signora Cutala ha fatto richiesta all’Inps non ha menzionato non solo le condanne del marito tra cui l’ergastolo per l’omicidio di Livatino, ma ha pure percepito una somma maggiore, poiché dal modello Isee, risultava che Avarello era nello stesso nucleo familiare, mentre era detenuto in carcere a Parma. La donna, così ha percepito da maggio a settembre scorsi  3.965 euro.