Speranza sul vaccino: “Non sarà obbligatorio dall’inizio, punto alla persuasione”

Il ministro della Salute Roberto Speranza torna sul tema vaccino anti-coronavirus, che tra qualche mese potrebbe approdare in Italia almeno per le fasce più esposte al rischio. Intervistato a Che tempo che fa il ministro avrebbe affermato: “Penso che l’Italia debba provare a raggiungere l’immunità di gregge con la persuasione senza partire dall’obbligatorietà”.

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MeteoWeek.com (da Getty Images)

Il ministro della Salute Roberto Speranza torna a commentare la politica del governo di fronte all’ipotetico arrivo di un vaccino. Tema tanto caldo, anche in virtù delle ultime notizie sul vaccino della multinazionale britannica AstraZeneca, che ha annunciato i dati ad interim: il vaccino ha un’efficacia fino al 90%. E ora che l’obiettivo non appare più irraggiungibile, si iniziano a raccogliere umori e decisioni politiche intorno a un ipotetico vaccino. Sul tema torna Speranza, intervistato a Che tempo che fa: “Penso che l’Italia debba provare a raggiungere l’immunità di gregge con la persuasione senza partire dall’obbligatorietà. Con una campagna spiegheremo perché è fondamentale questo vaccino. E’ interesse di tutti chiudere questa pagina drammatica del nostro paese. L’immunità di gregge dobbiamo raggiungerla, valuteremo in corso d’opera”. Insomma, il ministro escluderebbe un’obbligatorietà tout court, nutrendo fiducia nella ragionevolezza e nel buon senso degli italiani. Infatti Speranza ribadisce: “Nei mesi più difficili, ma anche in queste ultime settimane, gli italiani hanno dimostrato che tirano fuori il meglio davanti alle difficoltà. Per questo voglio esprimere un sentimento di fiducia, credo che possiamo arrivare all’immunità di gregge con la persuasione, che è la strada scelta anche dagli altri paesi europei”.

Tempistiche e distribuzione

Poi una nota sulle tempistiche: “Il vaccino arriverà, siamo fiduciosi che le prime dosi possano arrivare alla fine dell’anno. Ci vorrà del tempo, non sarà un’operazione immediata. Nella migliore delle ipotesi avremo vaccino per 1,7 milioni di persone alla fine di gennaio, un piccolissimo pezzo degli abitanti del nostro paese. Ci auguriamo che altre aziende avranno approvati i loro percorsi e a primavera potremo attivare un percorso di massa”. Infine, Speranza si pronuncia anche sulla politica di distribuzione, già anticipata in altre occasioni: “Inizialmente il tema sarà individuare le persone a cui dare il vaccino: la mia opinione è che sia giusto partire dalle categorie più esposte, che sono in prima linea contro il virus, e dai soggetti più fragili”.

Speranza: “Attenzione a dare messaggi sbagliati sui vaccini”

Sul vaccino in genere, poi, Speranza ribadisce: sono una conquista, ed è necessario trattare il tema con serietà e fiducia nei confronti delle principali autorità mediche. “I vaccini sono stati una conquista fondamentale nella storia dell’umanità, sono state salvate milioni di vite. Attenzione a dare messaggi sbagliati sui vaccini”. Poi ancora: “Siamo alla vigilia di una campagna mondiale, anche se il vaccino non è una bacchetta magica, che ci aiuterà a combattere il virus. Sul vaccino dobbiamo dare parole molto chiare, è un’arma fondamentale per battere il virus. Per avere l’ok dell’Ema o dell’Aifa, così come degli enti internazionali, c’è bisogno di processi molto rigorosi. Credo molto nelle istituzioni di questo settore, dobbiamo fidarci di loro”.

Andrea Crisanti nell’occhio del ciclone

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Insomma, Speranza sembra toccare indirettamente la polemica scatenatasi attorno alle ultime dichiarazioni del direttore del dipartimento di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova Andrea Crisanti. La bufera si è scatenata alle parole del virologo ospite nello studio di Focus Live, il festival della divulgazione scientifica di Focus. In quell’occasione l’esperto ha affermato: “Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”. Affermazioni che hanno scatenato anche la reazione dell’Aifa, Agenzia italiana del farmaco. In una nota il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini afferma: “È sbagliato diffondere affermazioni infondate sulla sicurezza” dei vaccini anti-Covid. Quella “più grave, in quanto falsa, riguarda le fasi degli studi clinici che potrebbero essere state saltate: gli studi clinici sui vaccini anti Covid-19 hanno effettuato tutte le fasi di validazione e valutazione”.

Crisanti: “Ho formulato un concetto di buon senso”

Ora in una lettera al Corriere Crisanti difende la sua posizione e specifica: “Ho affermato che non lo avrei fatto fino a che i dati di efficacia e sicurezza non fossero stati messi a disposizione sia della comunità scientifica sia delle autorità che ne regolano la distribuzione. Ho formulato un concetto di buon senso”. Insomma: il giudizio non era in alcun modo rivolto a minare l’affidabilità dei vaccini in genere. I vaccini sono affidabili grazie ai numerosi riscontri scientifici a cui sono sottoposti. Ma questi riscontri vengono effettuati su dei dati resi pubblici. Finché le aziende farmaceutiche comunicheranno per comunicati stampa, l’esperto si riserva il diritto di non credere alla panacea a tutti i mali. “La trasparenza è la misura del rispetto che si nutre nei confronti degli altri e genera un bene prezioso, la fiducia. In questi giorni le aziende produttrici, invece di condividere i dati con la comunità scientifica, hanno privilegiato una comunicazione basata su proclami non sostanziati da evidenze”.


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Poi l’affondo a chi ha criticato le sue affermazioni: “I custodi della ortodossia scientifica non ammettono esitazioni o tentennamenti, reclamano un atto di fede a coloro che non hanno accesso a informazioni privilegiate ‘il vaccino funzionerà’, tuonano indignati. Io sono il primo ad augurarmelo, mi permetto tuttavia di obiettare che il vaccino non è un oggetto sacro. Lasciamo la fede alla religione e il dubbio ed il confronto alla scienza che ne sono lo stimolo e la garanzia”.