Simulazione aiuti anti-crisi per classe media, cosa accadrebbe con mini contributi di 3 mila super ricchi?

Simulazione aiuti anti-crisi per classe media, cosa accadrebbe con mini contributi di 3 mila super ricchi? Ecco i possibili scenari

Aiuti a classe media da super ricchi-Meteoweek.com

Nel nostro Paese e più in generale in tutta Europa, è sempre più largo il divario tra ricchissimi e tutti gli altri. A causa della pandemia questa tendenza si è accentuata in tutto il mondo. Il 53% dei redditi in Italia proviene da profitti tramite varie forme di investimento. Ma la pressione fiscale è molto più forte sulla classe media che sui super ricchi. Tutto ciò è deleterio per tutte le economie avanzate e conduce a conflitti sociali, tant’è anche organizzazioni come Fondo monetario internazionale o Ocse sperano in interventi redistributivi a favore della classe media.

Attualmente, tra le proposte più quotate c’è quella dei due economisti Gabriel Zucman ed Emmanuel Saez, ideata per il sistema statunitense, che ipotizza una tassa del 2% sui patrimoni che oltrepassino i 50 milioni di dollari e del 3% per quelli oltre il miliardo di dollari. Con queste premesse, si stima un gettito di circa 100 miliardi di dollari l’anno. La senatrice democratica Elizabeth Warren ha messo tale proposta all’interno del suo programma elettorale. Una proposta del genere, con le dovute proporzioni, darebbe risultati utili per la classe media, anche nel nostro Paese.

Volendo simulare la proposta di Zucman e Saez adattandola all’Italia, come riporta Il Fatto Quotidiano, non è semplice avere numeri precisi. Tuttavia si può ricostruire la situazione per via indiziaria. Secondo Forbes e altre riviste che si occupano di queste inchieste, in Italia ci sono circa 40 individui con un patrimonio che va oltre il miliardo di euro.

Prelevando il 3%, ci sarebbe un incasso di 4,2 miliardi di euro l’anno. Secondo le ultime stime sulla ricchezza globale di Credit Suisse sono 2.774 gli italiani con una ricchezza oltre i 50 milioni di euro. Se tutti questi soggetti avessero una ricchezza minima tale da entrare in questa categoria, sarebbe una ricchezza totale di 138 miliardi di euro. Quindi, il prelievo del 2% porterebbe un gettito di circa 3 miliardi. Se invece il valore medio della ricchezza di tali 2.774 cittadini fosse di 100 milioni, l’asticella si alzerebbe a 6 miliardi. Dunque, una patrimoniale seguendo il piano Warren, nel nostro Paese, frutterebbe circa dieci miliardi di euro l’anno.

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Secondo quanto ha detto Saez a Il Fatto Quotidiano, quale sarebbe la miglior soluzione di utilizzo del suddetto gettito in Italia? “La ricchezza è distribuita in modo estremamente diseguale, ancora di più di quanto avviene con il reddito, pertanto, abbinare una tassa sul patrimonio a politiche che promuovano la creazione di ricchezza per le classi lavoratrici e medie è il modo più efficace per ridurre la disuguaglianza. Mi riferisco in particolare a interventi come aiuti per chi acquista la casa, incentivi a risparmiare per la pensione. Si potrebbe anche assegnare ad ogni giovane adulto una dotazione una tantum per iniziare la vita, pagarsi gli studi o avviare un’attività. Una possibilità che sarebbe particolarmente adatta per un Paese come l’Italia, dove la ricchezza è concentrata in gran parte nella parte più anziana della popolazione“.

Una tassa patrimoniale può avere successo solo se è ben progettata e applicata per rendere difficile l’evasione“, prosegue Saez. “Sinora le imposte patrimoniali europee sono state facili da evitare o da evadere, spostandosi all’estero o nascondendo i beni nei paradisi fiscali. Ma esistono modi per bloccare queste scappatoie. Si può guardare ad alcune esperienze statunitensi. In primo luogo, la tassa patrimoniale potrebbe essere concepita in modo da rimanere in vigore per un certo numero di anni dopo il trasferimento all’estero. Le tasse americane seguono i cittadini statunitensi ovunque vadano e la rinuncia alla cittadinanza è accompagnata da una grande tassa di uscita. In secondo luogo, i paradisi fiscali sono ora tenuti a segnalare i conti degli stranieri alle autorità fiscali dei proprietari dei conti. Attualmente sono oltre 100 i paesi che stanno adottando lo scambio automatico di informazioni. Grazie a questi sviluppi, l’attuazione di un’imposta patrimoniale è possibile anche a livello di singolo Paese”.