Conte, nuova richiesta agli italiani: “Servono altri sacrifici”

Il presidente del Consiglio, in vista del Natale, si rivolge agli italiani. La richiesta? Ancora sacrifici. Ma non si poteva fare meglio di così?

“Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” domandava ironicamente Cicerone a Catilina. “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”. E’ l’inizio delle Catilinarie, l’incipit del discorso con cui il grande oratore romano attaccò il cospiratore Catilina, dando così inizio alla sua caduta. E verrebbe da chiederlo anche al premier Conte – che sia chiaro, non è di certo un “Catilina” – fino a quando vorrà abusare della pazienza degli italiani. Cosa altro si può domandare, a fronte della richiesta che, puntuale, è arrivata rispetto alle festività natalizie? “E’ necessario, non possiamo abbassare la guardia, gli italiani sono consapevoli che sarà un Natale diverso o ci esponiamo a una terza ondata a gennaio, con il rischio di un alto numero di decessi”. Lo ha dichiarato il premier nel corso di una intervista al Tg5. Facciamo chiarezza: che la situazione sia ancora difficile, che il contagio rappresenti ancora un pericolo, che ci sia il rischio di intasare terapie intensive, che si possano ancora contare morti su morti, gli italiani lo sanno. E anche bene. Dal punto di vista della collaborazione con le istituzioni, non si può dire che il popolo italiano abbia remato contro. Il lockdown di marzo ed aprile lo hanno fatto tutti, la cassa integrazione l’hanno aspettata mesi e mesi in tanti, senza dare poi in eccessive escandescenze. Le mascherine le hanno indossate, i protocolli li hanno applicati e rispettati. Hanno aperto negozi, bar e palestre, hanno speso soldi per mettersi in regola, hanno richiuso le loro attività alle 18, e poi del tutto nelle zone rosse. Ci sono state delle proteste, certo. E ci mancherebbe. Siamo in democrazia, e ci sono lavoratori, famiglie, imprese, attività che sono fallite, o rischiano di chiudere.

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A fronte di questo, cosa ha fatto il governo per attutire le sofferenze reali, oggettive di tanti italiani? Non molto. Partendo dalla sanità: dovevano essere aperti posti letto, terapie intensive, assunti medici, potenziate le strutture mediche territoriali. E’ stato fatto solo parzialmente, in maniera non sufficiente. Potenziare la sanità avrebbe reso meno emergenziale la situazione e – forse – reso meno necessarie misure fortemente limitanti. I trasporti: sono stati un disastro, ed hanno contribuito a rendere la seconda ondata più aggressiva e meno controllabile. Cosa è stato fatto per mettere in sicurezza i mezzi pubblici, le metropolitane? Poco o niente. Ed infatti, alla riapertura delle scuole, si è verificato il disastro. Le scuole, appunto: è stato fatto tutto quello che serviva per minimizzare davvero i rischi della riapertura? No, non è stato fatto tutto: e non siamo noi a dirlo. Dirigenti scolastici, insegnanti, alunni e famiglie hanno lamentato caos, protocolli poco chiari, disposizioni eccessivamente complesse. Se è vero che, dati alla mano, le scuole sono riuscite a contenere i contagi, è altrettanto vero che gran parte del merito è di chi nelle scuole ci lavora, del buon senso degli alunni, anche quelli più piccoli, e dell’impegno delle famiglie. A fronte di queste mancanze, che sono solo alcune di tutte quelle che il governo ha drammaticamente inanellato in questi mesi, è accettabile continuare a chiedere sacrifici agli italiani? No, non lo è. E gli italiani li faranno, i sacrifici, anche perchè non c’è altro da fare. Il peso della gestione di questa pandemia è tutto sulle loro spalle, e su quelle degli operatori sanitari e di tutti i lavoratori che hanno dato il massimo – e anche di più – in una situazione terribile.