La lettera del ricercatore Oxford al San Raffaele: “Perché non avete smentito chi dava il virus per morto?”

La lettera del ricercatore Oxford al San Raffaele: “Perché non avete smentito chi dava il virus per morto?”. Ecco che cosa è successo

Giacomo Gorini-Meteoweek.com

Il ricercatore italiano Giacomo Gorini, attualmente impegnato nell’elaborazione del vaccino contro il Coronavirus, in una lettera alla sua università di Milano, rimprovera di “non essere intervenuti quando i vostri professori parlavano di coronavirus diventato più buono o noi scienziati venivamo chiamati topi di laboratorio“.

Carissima Università “Vita-Salute” San Raffaele, mi presento: sono Giacomo Gorini, un vostro ex studente, avendo conseguito la Laurea Magistrale in Biotecnologie Mediche Molecolari e Cellulari nel Settembre 2013 presso il vostro ateneo con il massimo dei voti. Dopo gli studi, mi sono trasferito prima in USA alle porte di Washington, DC dove ho lavorato presso i National Institutes of Health (collaborando tra gli altri con il laboratorio del Dott. Fauci), poi ho conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Cambridge 2019, e da allora fino ad oggi lavoro presso il Jenner Institute dell’Università di Oxford. Del Jenner Institute in cui lavoro si parla molto perché stiamo mettendo a punto un nuovo vaccino contro COVID-19″, scrive Gorini.

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Gorini prosegue scrivendo: “Comunque, in questa sede, non è del vaccino che voglio parlare: durante i mesi estivi ho assistito, come tutti, a un susseguirsi di dichiarazioni errate o volontariamente fraintendibili sull’emergenza in corso da parte di vostri docenti. L’Università San Raffaele non interveniva quando suoi professori parlavano in TV di “virus clinicamente morto”, di “mutazioni delle proteine ma non del genoma”, di irrealistiche “cariche virali” o di una mai verificata attenuazione del virus. Talvolta, i docenti richiedevano cieca fiducia della comunità scientifica italiana in onore di dati inpreparazione che non sono, purtroppo, stati mai più presentati. Smentiti poi dalla realtà, ho visto gli stessi docenti ritrattare appellandosi a fraintendimenti da parte del pubblico sul messaggio originale, scaricando così la responsabilità dell’errore sulla limitata comprensione dell’ascoltatore. Sbigottito ho visto fare paragoni diretti tra decessi causati da malattie come l’infarto o il cancro e quelli causati da una malattia virale in fase pandemica. Durante tutto questo, l’Università assisteva impassibile.

A queste affermazioni errate, pericolose e mai corrette, si è poi aggiunta la narrazione che ha definito gli scienziati “topi di laboratorio”, anche se è proprio lo sforzo unificato degli scienziati di tutto il mondo che ci sta tirando fuori da questa brutta situazione. Gli stessi scienziati che voi stessi formate nelle vostre aule. Gli stessi scienziati che hanno scelto il vostro ateneo in cerca di una professione nobile che può dare tante soddisfazioni. Gli stessi scienziati che ispirano i bravi studenti che vogliono fare ricerca senza essere additati dai loro stessi docenti come ‘topi di laboratorio’”.