Strage di Bologna: non solo i Nar coinvolti ma anche esponenti della destra eversiva

Non furono solo i Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro a commettere la strage di Bologna del 2 agosto 1980, ma l’attentato vedrebbe coinvolte anche altre formazioni della destra eversiva dell’epoca: alcuni membri di Terza Posizione e Ordine Nuovo. Le indagini continuano dopo 40 anni.

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Questo è il risultato del lavoro della Procura generale, titolare dell’inchiesta sui mandanti della strage. Per i magistrati, quindi, la Strage avrebbe visto impegnati personaggi provenienti da varie formazioni terroristiche, alimentati da così tanti soldi da poter passare sopra alle ideologie. Domani alle 9.30 è prevista in tribunale a Bologna l’udienza preliminare, che vede a giudizio, tra gli altri, Paolo Bellini, ex di Avanguardia Nazionale, accusato di concorso nell’attentato. Per i magistrati della Pg bolognesi alla stazione quel giorno non erano presenti soltanto i Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, ma anche due esponenti di Terza Posizione: Sergio Picciafuoco, già assolto nel 1996 in via definitiva per la strage e Luigi Ciavardini, militante prima di Terza Posizione (Tp) e poi dei Nar. La terza organizzazione, Ordine Nuovo, secondo i magistrati, invece, fu coinvolta quanto meno perché conosceva il progetto stragista prima di essere messo in atto. Vettore Presilio, legato all’estrema destra, rilasciò dal carcere nel luglio 1980 al magistrato di sorveglianza di Padova, Giovanni Tamburino, la voce di un possibile piano stragista da parte della destra eversiva. Del resto, sentenze che hanno trattato la vicenda del 2 agosto 1980, hanno accertato che Vettore Presilio ebbe le informazioni da Roberto Rinani, militante della componente veneta-padovana di Ordine Nuovo. Inoltre, secondo l’indagine, Avanguardia Nazionale, formazione di estrema destra, rappresenterebbe l’anello di congiunzione tra il vertice finanziario organizzativo della strage di Bologna quindi tra i Nar e gli esponenti di Terza posizione, di cui facenti parte Licio Gelli e Federico Umberto D’Amato, e Paolo Bellini, militante operativo di Avanguardia Nazionale.


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Per i magistrati della Procura generale di Bologna nelle precedenti inchieste sulla Strage del 2 agosto 1980 non erano stati valutati in una visione d’insieme i fatti di quel giorno con gli altri episodi terroristici di quegli anni, fatto che sicuramente avrebbe fatto uscire prima allo scoperto la presenza di queste forze. In particolare, e soprattutto, i procedimenti sulla P2 e sul crac del Banco Ambrosiano. Secondo l’impostazione accusatoria che domani arriverà in udienza preliminare, è stato possibile formare un nuovo quadro. La nuova indagine, oltre a Paolo Bellini ritenuto il ‘quinto uomo’, accusa il leader della P2 Ligio Gelli, in concorso con l’imprenditore e banchiere Umberto Ortolani, con l’ex prefetto ed ex capo dell’ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno Federico Umberto D’Amato e con il giornalista iscritto alla P2 ed ex senatore dell’Msi, Mario Tedeschi. Queste quattro persone, almeno, avrebbero agito in concorso con gli esecutori, cioè i Nar già condannati: Fioravanti, Francesca Mambro, Ciavardini e Cavallini.


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Questo è quanto concludono le indagini della Procura generale bolognese che ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex esponente di Avanguardia Nazionale. Ci sono infatti moltissimi elementi che portano a dire che Bellini fosse un soggetto inserito tra le fila della destra eversiva, ma anche legato ad apparati dei Servizi, coinvolti inoltre nel depistaggio degli attentatori. Tra le prove raccolte, oltre al video amatoriale che riprende un volto considerato compatibile con il suo, la mattina dell’attentato, in stazione, c’è il riconoscimento ad opera dell’ex moglie e la predisposizione di un “falso alibi” per la giornata della Strage. A questo si aggiunge una disponibilità di soldi in Italia e all’estero, tra cui depositi in Svizzera, non compatibili con la sua ” piccola organizzazione criminale”. C’era molto di più. E tante sono state le forze che hanno portato al 2 agosto 1980.