Pensioni, novità su contratto di espansione: in arrivo scivoli anti-licenziamento

Il Governo sta valutando alcune misure sul tema delle pensioni. Nel 2021 il contratto di espansione dovrebbe essere rafforzato, in modo da favorire il ricambio generazionale nel mondo del lavoro.

contratto di espansione
Molte più aziende potranno accedere al contratto di espansione – meteoweek.com

Il ministero dell’Economia e del Lavoro sta valutando l’attuazione di alcune modifiche nella manovra sui contratti di espansione, che gestisce i programmi di riorganizzazione e reindustrializzazione delle imprese con oltre mille dipendenti. L’idea è di riadattarla a fronte dei cambiamenti sul mondo del lavoro avuti nel corso dell’emergenza Coronavirus. A metà del 2021, infatti, si avrà un allentamento delle misure anti-crisi, come il blocco dei licenziamenti e le dodici settimane di cassa integrazione gratuita per le aziende. Al vaglio del Governo ci sono diverse ipotesi: dalla riduzione della soglia relativa al numero dei dipendenti fino ai vincoli sulle assunzioni.

Il contratto di espansione

Il contratto di espansione ha sostituito nel 2019 il contratto di solidarietà espansiva ed è in vigore sperimentalmente fino a dicembre. Esso rappresenta una forma di pre-pensionamento che ha il compito di favorire il ricambio generazionale nelle aziende con oltre mille dipendenti. In questi casi esso autorizza la riduzione dell’orario di lavoro (fino al 30%) del personale in servizio a non più di 60 mesi (5 anni) dalla pensione di vecchiaia o anticipata e che abbia maturato il requisito contributivo minimo, pari a 20 anni. In cambio è necessario che l’azienda faccia nuove assunzioni a tempo indeterminato. I costi sono in parte a carico di Stato e in parte del datore di lavoro. L’azienda, infatti, pagherà l’incentivo all’esodo, che per le prime 9 mensilità sarà esentasse.

La crisi economica causata dal Coronavirus, adesso, detta però nuove esigenze. A partire da marzo 2021, infatti, con l’esaurimento delle manovre anti-crisi, il Governo stima che ci saranno almeno 250 mila lavoratori in uscita. Per questa ragione, può essere utile rafforzare il contratto di espansione al fine di gestire le transizioni occupazionali. Esso era già stato modificato all’interno della Legge di Bilancio 2021, ma sembra che presto sarà soggetto ad ulteriori modifiche in Parlamento.


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L’idea è quella di allargare il numero di aziende che potranno accedervi con la riduzione della soglia relativa al numero dei dipendenti, attualmente fissata a 1000. Le attuali modifiche hanno portato la soglia a 500, ma essa potrebbe essere ulteriormente ridotta ad un minimo di 250 dipendenti. In questo modo accederebbero alla misura oltre 2 mila aziende.

Un’altra modifica riguarda la possibilità di introdurre nuovi incentivi. In particolare, essi verrebbero offerti alle aziende che presentano piani di rilancio di rilevanza strategica per il Paese e che hanno in programma nuove assunzioni. Ad esempio, ciò sarebbe possibile consentendo una maggiore copertura dei costi per lo scivolo verso la pensione.

Infine, in Parlamento si valuterà anche l’ipotesi di consentire il ricorso al contratto di espansione a prescindere dalla distanza dal pensionamento, fissata attualmente a cinque anni. In questo caso avverrebbe obbligatoriamente il ripristino dell’assegno di ricollocazione, per il quale nella Legge di Bilancio 2021 sono stati stanziati 500 milioni di euro.

Le reazioni

Da Confindustria arrivano, tuttavia, i primi dubbi in merito alla riuscita del rafforzamento di tale misura. “Il contratto di espansione può essere lo strumento giusto per gestire le transizioni occupazionali del prossimo biennio se lo si migliora, come il Governo sembra intenzionato a fare, e non lo si riduce ad essere solo cassa integrazione e scivolo verso la pensione. Serve, piuttosto, accompagnare le imprese che hanno necessità di cambiare la propria struttura occupazionale inserendo nuove professionalità e lo si può fare, non solo consentendo e favorendo, anche con l’assegno di ricollocazione, i percorsi verso una nuova occupazione, ma anche offrendo maggiori coperture economiche a quelle imprese che negli accordi governativi assumono precisi impegni sui livelli occupazionali che si avranno al termine del contratto di espansione“, ha spiegato Pierangelo Albini, direttore dell’area Lavoro, welfare e capitale umano.

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Pareri favorevoli da parte della Cgil, che tuttavia ritiene che tali modifiche non potranno essere sufficienti da sole. “È bene che l’esecutivo ragioni su come affrontare l’uscita dalle misure emergenziali. Intanto, occorre ridefinire e rafforzare i contratti di solidarietà difensiva. Poi, certo il contratto di espansione può essere uno strumento utile. Ma a tre condizioni: che aiuti a uscire chi può andare in pensione, che sia collegato alle politiche attive e che favorisca nuove assunzioni, soprattutto di giovani“, ha sottolineato la segretaria confederale con delega al mercato del Lavoro, Tania Scacchetti.