Delitto di Aurelia assassinata dal compagno, madre difende figlio:”Lei sempre al cellulare, trattato come un cane”

Delitto di Aurelia assassinata dal compagno, madre difende figlio:”Lei sempre al cellulare, trattato come un cane”. La madre di Giuseppe racconta la sua versione dei fatti

Aurelia e Giuseppe-Meteoweek.com

Dopo aver fatto circa 1000 km per raggiungere il Friuli, i genitori di Giuseppe Forniciti, infermiere finito in carcere per l’omicidio della compagna Aurelia Laurenti, sono arrivati e sono ospiti dai consuoceri. In un’intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero, Giovanna, madre di Giuseppe ha rilasciato una testimonianza sul figlio e sul suo rapporto con Aurelia.

Giovanna ha raccontato che Giuseppe era una “persona meravigliosa, intelligente. Lavorava come odontotecnico a Sacile, ma voleva più tempo per dedicarsi alla famiglia e con tanti sacrifici nel 2012 si è laureato, il primo figlio aveva pochi mesi. Per provvedere al bambino faceva i turni di notte e mandava i soldi ai genitori di Aurelia”.

Secondo Giovanna, Aurelia era molto innamorata del compagno e voleva stare sempre con lui. Tuttavia, “ultimamente lo aveva allontanato perché lui la riprendeva perché stava sul telefonino, non accudiva la casa, non si interessava più della famiglia. Giuseppe tornava dal lavoro e doveva pulire, cucinare, lavarsi, aiutare il bambino nei compiti. Doveva fare tutto lui. In questo periodo di emergenza Covid era stanco per i turni e le aveva chiesto di aiutarlo”.

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Giovanna prosegue il suo racconto dicendo che Aurelia era sempre col cellulare, “era la sua pazzia“. Poi racconta di una volta in cui Aurelia le aveva telefonato mentre Giuseppe era in ospedale per controllare i turni, per dirle che non poteva cucinare. “Aurelia”, le disse Giovanna, “non dirmi bugie, il frigorifero è pieno. Se devi prendere il pane, non aspettare Giuseppe, carica i bambini in macchina e vai… Giuseppe doveva fare quello che voleva lei“.

Giovanna sostiene poi che Giuseppe non si ribellasse a tutto questo “per il bene dei bambini. Non voleva che fossero affidati ai nonni. Sono persone buonissime, ma non davano regole“. Su chi si prenderà cura dei bambini, la madre di Giuseppe dice di poter lasciare il suo lavoro occasionale. “In Calabria abbiamo una casa in montagna e una a pochi passi dal mare. Mio marito lavora, la casa è mia, sono diplomata, posso seguirli fino alle scuole superiori. Mi dedicherò esclusivamente a lavoro“.

Nel corso del colloquio arriva una chiamata in vivavoce dell’avvocato Ernesto De Toni che le dice che in carcere il figlio gli ha chiesto: “Cosa ci faccio qui? Io ho sempre aiutato la gente, ero nel reparto Covid a salvare la gente”. Poi l’avvocato chiede alla donna se fosse quello Giuseppe e lei ribatte che “è molto di più. Non so che cosa lo ha spinto ad agire così. Ultimamente mi diceva che era trattato come un cane, ma io non ho dato peso“.

Alla domanda se Aurelia e Giuseppe si picchiassero, Giovanna risponde di aver visto Aurelia con un occhio nero e che le aveva riferito fosse stato Giuseppe a colpirla. “Non le dico come l’ho trattato quando ho saputo. Lui disse “mamma non le ho mai messo un dito addosso”. Giurava, non gli ho creduto. Siccome sono una donna, ho creduto ad Aurelia. Il giorno dopo si alza la maglietta e noto un livido enorme in pancia. Sono caduto, disse. Chiesi ad Aurelia e lei disse di averlo colpito con il mattarello. Ho continuato a indagare. Ho chiamato la madre, che si lamentò del fatto che Aurelia stava tutto il giorno al telefonino. Non fa niente, dissi, basta che tratti bene i bambini. Non contenta, ho chiamato anche la zia. Lei mi disse che Aurelia, anche da piccola, si procurava i lividi sbattendo la testa contro il muro finché non otteneva ciò che voleva“.

Infine, sul rapporto con i consuoceri e con Aurelia, conferma di essere stata sempre in buoni rapporti, soprattutto con la nuora:”davo sempre ragione a lei, invece la situazione alla fine mi si è rivoltata addosso“.