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Elezioni Usa, nessun broglio. E Trump pensa a proteggere i figli dalla giustizia

Il ministro della Giustizia William Barr, fedelissimo di Trump, ammette: “Nessun broglio”. Ed il presidente uscente pensa a mettere in salvo figli ed amici dalla giustizia.

Il Procuratore Generale degli Stati Uniti William Barr (l’equivalente del nostro Ministro della Giustizia) ha ammesso la validità del risultato elettorale di un mese fa: «A oggi non abbiamo visto nessuna frode di dimensioni tali da poter causare un risultato differente nelle elezioni», ha dichiarato all’Associated Press. E’ un passaggio molto importante all’interno della transizione tra l’amministrazione Trump e quella di Joe Biden, che si insedierà a gennaio. Barr è considerato un “fedelissimo” dell’attuale presidente, ed una dichiarazione simile da parte sua indica una presa di coscienza forse definitiva anche nei più irriducibili trumpisti al governo. Si tratta di una evidenza che appartiene anche allo stesso Trump, che infatti pare si stia organizzando per correre ai ripari. Indiscrezioni che trapelano dal sui entourage infatti raccontano come “The Donald” stia seriamente pensando di graziare in via preventiva i tre figli maggiori: Donald Jr. Ivanka ed Eric. Insieme a loro il genero Jared Kushner. Il motivo? Proteggerli da possibili indagini giudiziarie. La Costituzione infatti conferisce al presidente «il potere di posporre o di perdonare reati contro gli Stati Uniti». Secondo il New York Times anche Rudy Giuliani, avvocato personale di Trump e famoso ex sindaco “sceriffo” della Grande Mela, avrebbe chiesto di beneficiare dello scudo giudiziario. Insomma, il  clan di Trump – al di là dei ricorsi, delle cause (tutte perse) e della propaganda –  ha iniziato a fare i conti con la realtà.

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E quindi il 20 gennaio 2021 alla Casa Bianca arriverà Joe Biden. Non che ci fossero dubbi, il risultato elettorale è stato abbastanza netto. Ma la pervicacia con cui Trump si oppone al giudizio delle urne ad un certo punto hanno fatto pensare alla possibile realizzazione di scenari anche clamorosi. Ma le dichiarazioni di Barr – insieme ad affermazioni a mezza bocca che lo stesso presidente uscente si è fatto scappare nei giorni scorsi – fanno capire che probabilmente la volontà del popolo americano, o almeno della sua maggioranza, è chiaro anche a Trump. Che sta preparando una exit strategy, dunque. Biden ha già fatto sapere di non avere intenzione di usare il Dipartimento di Giustizia come un’arma puntata contro il suo predecessore. Ma nel clan di Trump c’è comunque preoccupazione. Da mesi Letitia James, Procuratrice dello Stato di New York, e Cyrus Vance, capo della Procura del Distretto di Manhattan stanno indagando sulla Trump Organization, la holding di famiglia cui fanno capo hotel, immobili, campi da golf e altri business. I giudici newyorkesi sospettano che i vertici del gruppo abbiano gonfiato il valore degli asset per ottenere benefici fiscali dallo Stato di New York, insieme prestiti agevolati dalle banche. Oltre al capofamiglia potrebbero essere coinvolti Donald jr., Eric e la stessa Ivanka. Si tratta però di reati statali, non coperti quindi da un’eventuale «grazia» del presidente, efficace solo per cancellare illeciti federali. Altra fonte di indagine è il Rapporto del Super procuratore Robert Mueller, pubblicato nel marzo del 2019 relativi alla presunta influenza russa nelle elezioni del 2016. Proprio quella che vide la vittoria di Trump e che per molti analisti fu inquinata da influenze esterne poco chiare. Mueller non trovò prove sufficienti per chiedere l’impeachment del presidente, ma i documenti dell’indagine sono una vera miniera di indizi, manovre da chiarire, possibili reati: e si tratta in questo caso di reati federali. Solo per fare un esempio: i contatti di Donald jr con un’avvocata russa per ottenere «materiale sporco» su Hillary Clinton. Jared Kushner, poi, potrebbe essere indagato da una procura federale per aver nascosto ai servizi segreti di aver avuto contatti con esponenti del Cremlino. Per quanto riguarda Giuliani il suo nome spunta in tutti i dossier più delicati e sospetti: sia con i russi che con gli ucraini. Due suoi soci, Lev Parnas e Igor Fruman, furono arrestati nell’ottobre del 2019, con l’accusa di aver violato le leggi previste per la campagna elettorale. I due parteciparono anche all’operazione ideata da Giuliani per accusare l’ex ambasciatrice americana a Kiev, Marie Yovanovitch, di spalleggiare i giudici corrotti in Ucraina. Accuse grossolanamente false che però diventarono il pretesto per la sua rimozione. Alcuni rumors che arrivano da Washington raccontano, addirittura, che Trump stia pensando a garantire anche se stesso un inedito e clamoroso «auto perdono»: perchè, ovviamente, anche lui stesso teme di finire al centro di un tornado giudiziario.