Viaggi in Italia, l’Unione Europea diventa «zona rossa»

Nuove regole che valgono per una decina di giorni: dal 10 al 20 dicembre chi parte dai Paesi dell’area Schengen deve avere un tampone negativo prima dell’imbarco. In caso contrario scatta l’obbligo di quarantena.

Viaggi in Italia, l’Unione Europea diventa «zona rossa»

A partire da oggi, l’intera Unione Europea diventa “zona rossa” per l’Italia. Chi arriva dall’area Schengen in Itali, sia per tornare a casa o per visitare i parenti e le città, deve aver effettuato un tampone con esito negativo prima dell’imbarco all’estero. In assenza del tampone il viaggiatore è obbligato alla quarantena una volta arrivato in Italia, così come si legge nell’ultimo Dpcm del 3 dicembre. Eppure, a vigilare sul rispetto o meno della norma non c’è di fatto nessuna autorità, stando a quanto apprende il Corriere della Sera che ha ricevuto diverse segnalazioni di viaggiatori ignari della novità.

Queste nuove regole valgono per un decina di giorni, ovvero dal 10 al 20 dicembre. Stando alle stime del Corriere della Sera, stime effettuate sui dati di traffico attuali, circa 350 mila persone dovrebbero atterrare in Italia in questo arco temporale. Quanto all’interpretazione dell’ultimo Dpcm non è più prevista la possibilità per la persona di effettuare il tampone presso una struttura pubblica o privata in Italia come accadeva pochi mesi fa, pertanto, l’alternativa al tampone in partenza è la quarantena.

Viaggi in Italia, l’Unione Europea diventa «zona rossa» Inoltre, dal 10 dicembre come spiega l’allegato tecnico del Dpcm, l’elenco dei Paesi che prevedono la quarantena in alternativa al tampone fatto in partenza sono Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca (incluse isole Far Oer e Groenlandia), Estonia, Finlandia, Francia, (inclusi Guadalupa, Martinica, Guyana, Riunione, Mayotte ed esclusi altri territori situati al di fuori del continente europeo), Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi (esclusi territori situati al di fuori del continente europeo), Polonia, Portogallo (incluse Azzorre e Madeira), Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna (inclusi Ceuta e Melilla), Svezia, Ungheria, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord («incluse isole del Canale, Isola di Man, Gibilterra e basi britanniche nell’isola di Cipro ed esclusi i territori situati al di fuori del continente europeo per i quali il Regno ha la responsabilità delle relazioni internazionali»), Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco.

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Nonostante ciò, l’ingresso in Italia non prevede, ad oggi, molto controlli in aeroporto. Difatti, l’osservanza delle nuove regole è demandata al singolo viaggiatore che una volta arrivato in un aeroporto di una regione in zona gialla con un volo da Paese Ue o dell’area Schengen potrebbe dover consegnare l’autodichiarazione a chi di competenza. La dinamica cambia già spostandosi negli aeroporti in zona arancione, come Milano Malpensa, Linate, Bergamo-Orio al Serio, in Lombardia, dove i controlli sono più vigili. Eppure, con il passaggio nella fascia gialla da domenica anche in Lombardia dovrebbe venir meno ogni verifica alla frontiera. Ma questo fino al 20 dicembre, in quanto dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 c’è l’obbligo di isolamento fiduciario sia all’ingresso che al rientro in Italia. Ciò a prescindere dal tampone.