Robert Peroni, l’esploratore italiano bloccato in Groenlandia: “Per sopravvivere mangio cibo scaduto”

Robert Peroni ha 76 anni ed è un esploratore italiano che vive in Groenlandia dagli anni ’80. Qui ha creato una Red House: una struttura turistica che aiuta quella parte della popolazione che è in difficoltà e che accoglie turisti durante l’anno. La pandemia e l’assenza di turismo hanno creato a Robert dei seri problemi dal punto di vista economico. «Sulla costa orientale della Groenlandia è una tragedia. – racconta – Per sopravvivere mangio cibo scaduto, mi devo accontentare, non posso fare altro».

Robert Peroni, esploratore italiano in Groenlandia

«Per noi è finito tutto quando l’Islanda ha chiuso le frontiere. In estate arrivano turisti soprattutto dalla Germania – racconta Robert – e in agosto anche dall’Italia. In inverno oltre ai tedeschi, arrivano francesi, americani e negli ultimi anni si sono visti anche giapponesi e cinesi. Adesso niente di niente». Peroni continua a sperare nel 2021, in una ripresa del turismo e, di conseguenza, dell’economia. A causa di questo stop forzato, l’esploratore italiano è stato costretto a licenziare i suoi 74 dipendenti ai quali dice di aver dato quattro delle sei casette della Red House «così almeno hanno un tetto sopra la loro testa».

Red House

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Per aiutare Robert Peroni, nelle scorse settimane, è stata aperta anche una raccolta fondi “Save The Red Housein East Greenland!”. Sono tante le difficoltà che sta riscontrando stando in Groenlandia, soprattutto per quanto riguarda il suo ritorno in Italia. «Il governo groenlandese fa bene a chiudere tutto perché non riuscirebbe a reggere le conseguenze di una pandemia. Qui abbiamo avuto 17 casi in tutta la Groenlandia». E sul suo rientro in Italia: «Forse tornerò nel 2021. Se volessi venire in Italia sarebbe un problema: non ho più residenza né abitazione. E i costi del viaggio aereo, con l’Islanda chiusa, sarebbero esorbitanti» spiega.

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La sua Red House è un centro di recupero per alcolisti e, in questo periodo, sono tanti tra giovani e anziani a bussare alla sua porta per chiedere cibo e aiuto. Passa intere giornate da solo: «Non vedo praticamente nessuno. – dice – Ogni 4-5 giorni passa qualcuno a trovarmi, ci prendiamo un caffè ma va via subito». Anche il cibo sta diventando un problema: «Ho un container con molte scorte di cibo, mangio anche alimenti scaduti. Qui dobbiamo essere felici se arriva un elicottero. Il mare è ghiacciato e le navi non possono entrare per rifornire l’unico negozio» conclude.