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Usavano box auto come deposito droga: arrestati due romani

Il personale dei Falchi della Sesta Sezione “Contrasto al Crimine diffuso” della Squadra Mobile della Questura di Roma ha arrestato 4 italiani e sequestrato circa 80kg di droga.

Dopo una serie di osservazioni e pedinamenti, il sospetto del coinvolgimento nel traffico di sostanze narcotiche è caduto su due italiani. Entrambi sono stati notati a Ciampino e uno dei due è residente nel Comune di Roma. I due uomini sono stati visti su due auto diverse fermarsi nei pressi di una rampa di accesso a box/garage. Gli operatori hanno quindi deciso di bloccarli ritenendo che potesse essere effettuato un prelievo di stupefacente da una delle macchine nel box. I sospettati erano in possesso di due chiavi diverse corrispondenti a due box auto diversi.

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La scoperta

Ed è proprio all’interno dei box che sono stati ritrovati 65 kg di marijuana e 4 kg di hashish. Erano conservate in bustine pronte per essere trasportate a Roma. A questo punto, è stata chiamata in causa anche la Squadra Cinofila per verificare la presenza di tali sostanze anche in altri garage. Dalle successive perquisizioni sono, infatti, stati trovati e sequestrati ulteriori 10 kg di marijuana e 1 kg di hashish. Il totale delle sostanze sequestrate è di circa 80 kg.

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L’arresto

Dato l’ingente quantitativo di stupefacente trovato, i due italiani di 41 e 30 anni sono stati arrestati. Il reato è di detenzione ai fini di spaccio e di sostanza stupefacente. Si trovano ora nella casa circondariale di Vercelli. A questo arresto ne sono seguiti altri due. La Squadra Mobile di Roma ha infatti fermato altri due italiani trovati in possesso di 1 kg di hashish il primo in zona Portuense e mezzo chilo di narcotico il secondo in zona Ponte di Nona.

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Traffico di droga tra Belgio e Italia: sequestrati 14kg di cocaina

Due persone impegnate nel trasporto di droga dal Belgio all’Italia sono state arrestate dai Carabinieri a Rimini e Pesaro. 

Nell’ambito di una cooperazione internazionale di polizia, i Carabinieri hanno sequestrato 14kg di cocaina ed eseguito due mandati di arresto per le persone che si occupavano del trasporto di droga dal Belgio all’Italia. Traffico che avveniva attraverso la Germania e la Francia. La coppia arrestata è di origine albanese e residente a Riccione. Facevano, inoltre, parte di un gruppo criminale impegnato nel trasporto di sostanze stupefacenti.

Ad occuparsi del sequestro e dell’arresto avvenuti oggi, nella prima mattina, i Carabinieri di Rimini e di Pesaro Urbino su mandato della polizia giudiziaria federale belga. A coordinare le operazioni la direzione distrettuale antimafia di Bologna e Ancona.

Le indagini

E’ iniziato tutto a dicembre 2020. La polizia giudiziaria federale di Halle-Vilvorde, mentre indagava per l’omicidio di un cittadino albanese per una partita di droga, ha smantellato una rete di trafficanti di cocaina. Base del loro lavoro era a Grimbergen. In seguito a questa scoperta, sono partite una serie di perquisizioni tra Anversa, Bruxelles e Halle-Vilvorde. Perquisizioni che hanno portato all’arresto di 11 persone, di questi 9 erano gli uomini e 2 le donne. Sequestrati anche 20kg di cocaina, denaro in contate e diversi veicoli utilizzati anche per il trasporto delle sostanze.

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Arrestati a Rimini

La coppia arrestata a Rimini è riuscita, a dicembre, a sfuggire all’arresto in Belgio. Secondo le ricostruzioni dei Carabinieri, l’uomo con la moglie e i figli minori, simulava dei viaggi di famiglia e utilizzava l’utilitaria per il trasposto. L’auto da lui utilizzata è ora sotto sequestro così come quella che hanno trovato a Pesaro. In quest’ultima, i Carabinieri hanno trovato nel doppio fondo del sedile del passeggero 14 kg di cocaina.

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La ricostruzione

Stando alle ricostruzioni degli investigatori avvenute seguendo i flussi di denaro e di cocaina, la cocaina purissima arrivava direttamente dalla Colombia in nave. Giunta ad Andorra, veniva stoccata in Belgio e spedita poi in Italia, ovvero a Milano, in Romagna e nella provincia di Pesaro Urbino e poi fino a Roma.

 

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Minaccia 12enne e lo costringe a trasportare bomba sotto un’auto

E’ successo a Napoli, qui un imprenditore di Vico Equense ha costretto un giovane di 12 anni a trasportare una bomba molotov sotto una macchina per incendiarla. A questo episodio ne è seguito un altro: lo stesso ragazzo avrebbe dovuto collocare una testa di maiale davanti al cantiere per minacciare un imprenditore edile. A dare le direttive al 12enne, un uomo già conosciuto alle Forze dell’Ordine e che si trovava già nel carcere di Poggioreale per un’altra vicenda.

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Le indagini

Tutto è iniziato nell’ottobre dello scorso anno. A Vico Equense, Sorrento, una autovettura appartenente al titolare di una officina è stata incendiata. E’ stata poi ritrovata una testa di maiale tagliata davanti ad un cantiere. I Carabinieri sono entrati in possesso delle immagini raccolte dalle telecamere di videosorveglianza. Solo in questo modo è stato possibile identificare il ragazzo e procedere con la ricostruzione di quanto accaduto. Dalle indagini, inoltre, è emerso che il 12enne sarebbe stato minacciato dall’uomo.

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Bancomat: costerà di più prelevare? Ecco cosa potrebbe cambiare

Potrebbero esserci delle novità in merito ai prelievi allo sportello Bancomat. Il 13 gennaio sono scaduti i termini per presentare istanza di audizione davanti all’AGCM per discutere la proposta avanzata da Bancomat Spa. La proposta consiste nel voler cambiare le modalità di remunerazione del prelievo di contate a sportelli automatici, Atm, delle varie banche.

Ad oggi si paga la commissione interbancaria pari a 0.50 euro circa per ogni singolo prelievo che la banca che ha emesso la carta riconosce alla banca cosiddetta «acquirer», quindi proprietaria dell’Atm perché è stato utilizzato l’impianto. La banca emittente è libera, però, di scegliere se far pagare o meno all’utente finale la commissione al prelievo. Attualmente quasi tutte le banche permettono di eseguire questo tipo di operazione gratuitamente permettendo dunque il prelievo anche in istituti bancari diverso dal proprio. Le cose, però, potrebbero cambiare. E questo potrebbe succedere se l’Antitrust approva il nuovo modello di remunerazione del servizio di prelievo.

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I possibili cambiamenti

Ma quali potrebbero essere i cambiamenti? Questa la proposta di Bancomat Spa: ogni banca proprietaria dell’Atm potrà decidere liberamente quale deve essere il costo per i clienti delle altre banche che preleveranno al proprio sportello. Questa decisione sarà decisa unilateralmente da ogni banca. All’utente, titolare della carta, sarà notificato sul display dell’Atm solo al momento del prelievo. Questo, però, non vale solo per le grandi città. La proposta, infatti riguarda anche quei piccoli Comuni in cui è presente un solo sportello bancomat e non si ha quindi possibilità di scelta.

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Numerose polemiche sono sorte dopo l’ipotesi avanzata e a mobilitarsi non sono state solo le associazioni dei consumatori, ma anche le banche online e le medio-piccole realtà bancarie che hanno una disponibilità minore di sportelli Atm sul territorio nazionale. L’ultima parola, ora, spetta all’Antitrust.

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«Ve la farò pagare»: la minaccia del pusher ai testimoni dello spaccio

E’ finito di nuovo nei guai Gianluigi Piras, il 21enne di Musile di Piave, arrestato due volte per spaccio. Questa volta è stato arrestato con l’accusa di aver minacciato sui social i ragazzi, tutti minorenni, ai quali in passato aveva venduto stupefacente. E’ stato proprio grazie alla collaborazione delle famiglie di questi ragazzi che i carabinieri sono riusciti a fermarlo.

Le minacce

Non ha accettato che fosse stato indicato da loro come il pusher che aveva fornito le dosi. Per questo, dal suo profilo Instagram sono partite una serie di minacce nei loro confronti. Si passa da «Ve la farò pagare» a «Avete testimoniato contro di me, dovete capire che gente di m***a siete». E ancora «Quando finirò, farò pagare le lacrime di mia madre con il vostro sangue, ve lo giuro, pensatelo come una minaccia o un avvertimento. Decidete voi». Adesso, quindi dovrà rispondere delle minacce e per aver inneggiato all’uso di droga così come per il possesso dello smartphone.

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Le indagini

I Carabinieri di Caorle, grazie alle segnalazioni dei genitori dei ragazzi, hanno potuto raccogliere ulteriori elementi che hanno inchiodato Piras. Gianluigi Piras che era stato condannato a 4 anni e 10 mesi per spaccio di stupefacente. Pena che stava scontando ai domiciliari. I Carabinieri, però, non lo hanno mai perso di vista. Venuto a sapere delle indagini svolte e delle testimonianze dei minorenni, si è procurato uno smartphone (che non potrebbe utilizzare essendo agli arresti) e ha iniziato a condividere insulti e minacce sui suoi social. Ancora una volta i genitori hanno segnalato il fatto agli agenti di Caorle. Grazie a questa ulteriore segnalazione, gli investigatori sono venuti a contatto con dei video incriminanti prima che venissero cancellati. Nei suddetti video si inneggiava alla droga, fumando dal narghilè. L’autorità, a seguito della segnalazione, ha disposto un aggravamento della misura con la detenzione in carcere. Da ieri, Piras è stato associato alla casa circondariale di Venezia.

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Grazie alle indagini portate avanti dall’Arma e coordinate da Federico Baldo, pm di Pordenone, è stato possibile ricostruire l’attività svolta da Piras tra giugno 2018 e ottobre 2019. Sono state vendute circa 2400 dosi di stupefacente: circa 1,6 chili di marijuana, 400 grammi di hashish, 100 grammi di cocaina. Questo gli avrebbe permesso di guadagnare intorno ai 27 mila euro. 70 erano i clienti, di questi 50 abituali e una decina i minorenni. Ad aggravare la sua posizione, l’aver continuato a spacciare nonostante si trovasse ai domiciliari.

 

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Dramma in palestra: muore dopo aver concluso la lezione di crossfit online

Lorenzo Zanetti, atleta e istruttore di crossfit, è morto all’età di 47 anni nella sua palestra. A causa del lockdown, con le palestre chiuse, Lorenzo aveva deciso di avviare dei corsi online per tenere compagnia a chi frequentava la palestra nella quale lavorava. Ieri, però, qualcosa è andato storto. Mentre teneva la lezione online con la sua collega, improvvisamente, verso le ore 12, si è accasciato. A chiamare i soccorsi la collega che era con lui e che, nel frattempo, ha provato a rianimarlo con un massaggio cardiaco. Purtroppo, però, per Lorenzo non c’è stato nulla da fare.

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La morte di Lorenzo ha gettato tutti nello sconforto: famiglia, amici e parenti. Il dottore che lo seguiva ha confermato che godeva di ottima salute e che non si sono mai presentati dei campanelli d’allarme anche perché, considerata la sua vita da atleta, si sottoponeva a numerose visite. I carabinieri sono arrivati sul posto per gli accertamenti, ma non vi sono dubbi sul fatto che si tratti di morte naturale.

 

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Truffe home-banking: ecco come vengono raggirate le vittime

A raccontare la truffa è Carolina, una commerciante di Perugia che ha visto sparire dal suo conto 1500 euro. 

E’ iniziato tutto con un sms arrivatole sul suo telefono e che recitava più o meno così: «Gentile cliente, stiamo riscontrando un tentativo di entrare nel suo home-banking tramite un accesso Internet sconosciuto». Un messaggio scritto in maniera molto simile a quello che solitamente Carolina riceve dalla sua banca e che, per questo, non le ha fatto pensare ad una vera e propria truffa. Al messaggio è subito seguita una telefonata da parte del numero verde della banca. Questo modo di agire ha portato la commerciate a credere di parlare con degli operatori della sua banca. I truffatori, altro aspetto importante, riescono a camuffare il numero dal quale chiamano facendo comparire come numero della chiamata il numero verde della banca. E’ in questo momento che inizia la truffa.

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Sì, perché chi è dall’altra parte della cornetta chiede i codici identificativi del conto e un codice di emergenza che loro stessi inviano via sms e che apre le porte del conto della vittima. Sulla persona con la quale ha parlato Carolina racconta: «Era molto tranquillo. Parlava un italiano senza alcuna inflessione. Mi ha proposto dia aiutarmi e mi ha guidato passo passo nella procedura per fare in modo che l’attacco al mio conto corrente venisse fermato». In realtà, però, quello era solo l’inizio. Dopo aver ottenuto tutti i codici, infatti, «hanno disposto un bonifico immediato di 1500 euro. Pensavo di aver risolto, ero tranquilla e invece arriva la comunicazione di aver fatto questo bonifico».

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Carolina si è allora recata prima nel suo istituto di credito e successivamente alla polizia postale. Nel momento in cui è andata a sporgere denuncia si è resa conto di non essere stata l’unica. Negli uffici di Perugia, infatti, vi era una «pila altissima di denunce». Gli agenti le hanno spiegato che «si tratta di una truffa particolarmente insidiosa e in cui purtroppo è facile cadere». Carolina stessa riconosce questo aspetto poiché se non le fosse arrivata la comunicazione di aver eseguito un bonifico immediato, non se ne sarebbe probabilmente accorta subito. «Quello che si sa è che i soldi sono stati depositati in una banca in Spagna, ma chissà già dove saranno».

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Visitato tre volte, 57enne muore in ospedale: aveva dolori alle gambe

Armando Flagelli

La drammatica storia di Armando Flagelli arriva dall’Ospedale di Teramo. 57 anni di Giulianova, è morto per cause ancora da chiarire. I familiari parlano di morte inspiegabile. Sì, perché Armando aveva problemi di artrosi, ma questo non gli ha mai impedito di condurre una vita normalissima. Per questo motivo, su richiesta della sua famiglia, la Procura di Teramo ha deciso di affidare ad uno specialista l’esame autoptico sul corpo del 57enne.

I fatti

Tutto è iniziato il 31 dicembre quando Armando Flagelli ha iniziato ad accusare una certa difficoltà a camminare: non riusciva a muovere le gambe. Contattato il 118, viene immediatamente trasportato presso l’Ospedale di Sant’Omero dove, dopo una serie di cure, ha ripreso a camminare. Tornato a casa avverte nuovamente gli stessi sintomi. Il 1 gennaio viene nuovamente portato al Pronto Soccorso. Questa volta siamo a Giulianova. Anche in questo caso, gli viene fatta una iniezione e viene rispedito a casa. Giovedì, è successo di nuovo. Il signor Flagelli sta di nuovo male. Sua moglie, Giulia, lo accompagna all’Ospedale di Teramo dove i sanitari, poco dopo il suo arrivo, le comunicano il decesso del marito.

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Armando Flagelli era un uomo molto attivo che non presentava altre patologie oltre i problemi legati all’artrosi. L’ipotesi gotta non convince i familiari che vogliono sapere come sia potuto accadere una cosa del genere. Lunedì l’autopsia darà tutte le risposte. Armando, titolare di un autolavaggio a Tortoreto, lascia sua moglie Giulia e due figli.

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«Papà mi ha violentata»: la confidenza della 16enne alla professoressa

E’ iniziato tutto con una confidenza fatta alla sua professoressa di inglese. La 16enne voleva solo un consiglio per aiutare un’amica: «Scusi professoressa, devo dirle una cosa: una mia amica ha subito abusi dal padre». La verità, però, era un’altra. 

La denuncia della studentessa

Aveva 16 anni quando ha trovato il coraggio di denunciare due episodi di abusi sessuali. E sente di farlo in ambiente scolastico, alla sua insegnante di inglese. Quest’ultima, ascoltata in udienza ieri, racconta: «Era una ragazza di cui ti accorgi poco. E’ una di quelle che non crea problemi, ma neppure una brillante. Mi ha confidato di essere preoccupata per un’amica che sarebbe stata molestata dal padre». Il consiglio della prof è stato quello di «rivolgersi a un centro che si occupa di violenza sulle donne». Viene fatto, a questo proposito, il nome del centro anti-violenza con il quale gli studenti e le studentesse avevano avuto contatti attraverso il programma di alternanza scuola-lavoro. Poco tempo dopo, però, l’insegnante viene a sapere che la ragazza che aveva subito violenza era proprio la sua studentessa, e non una sua amica.

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Il padre, un 57 enne di Roncade, è accusato di due episodi. Il primo risale al 29 settembre 2018 quando si sarebbe infilato nel letto della figlia toccandole il seno. Il secondo, il 30 settembre quando, invece, le avrebbe toccato le parti intime e avrebbe costretto la figlia a masturbarlo. La ragazza, oggi maggiorenne, si è costituita parte civile ed è seguita dall’Avvocato Michela Nasato, suo padre si è affidato all’Avvocato Monica Cuniglio, suo legale di fiducia.

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Situazione familiare difficile

Le indagini sono scattate immediatamente e la ragazza è stata collocata in una struttura protetta che ha lasciato per trasferirsi all’estero da un parente. Il contesto familiare all’interno del quale vive è molto particolare. La ragazza, come racconta l’avvocato del padre «era trattata come una principessa» per cui difficile spiegare il comportamento del padre. Conflittuali, invece, i rapporti con la madre. L’avvocato Nasato ribatte a sua volta: «Può essere questo una chiave per capire il comportamento assunto dal padre». L’appartamento all’interno del quale vive la famiglia è piccolo e la madre, a favore del marito, spesso cammina per casa perché soffre di insonnia. La domanda avanzata dalla parte civile è: «E’ possibile che la madre non si sia mai accorta di nulla?». La ragazza non seguiva molto le regole che le venivano date e anche per questo il suo rapporto con la madre non era idilliaco. «Non andava bene a scuola – spiega la parte civile  – era introversa. Le accuse al padre hanno rappresentato l’occasione per andare via di casa, cosa che aveva più volte minacciato di fare» conclude.

 

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Covid, figlio denuncia: «Papà sordo e cieco, l’ospedale non ci dà notizie»

Arriva da Palermo la denuncia di un figlio che non ha nessuna notizia di suo padre ricoverato in un reparto Covid nel Policlinico di Palermo. 

«Mio padre è sordo e cieco – racconta il figlio  – è ricoverato nel reparto Covid del Policlinico di Palermo e non riesco ad avere nessuna notizia». Suo padre ha 83 anni e il 2 gennaio scorso era stato ricoverato in Cardiologia per essere poi trasferito nel reparto Covid. «Stava male, lo abbiamo portato in ospedale con il 118 ed è stato ricoverato in Cardiologia. Ha fatto due tamponi – spiega – ed entrambi sono risultati negativi». Nel reparto di Cardiologia del Policlinico Paolo Giaccone al momento i ricoveri sono stati bloccati poiché è stato rilevato un focolaio di Covid scoppiato pochi giorni fa. «La situazione sembrava essere migliorata e se il successivo tampone fosse stato di nuovo negativo, i medici ci hanno detto che l’avrebbero dimesso».

A pochi giorni di distanza, però, il figlio riceve una nuova telefonata da parte dell’ospedale che gli comunica la positività del padre al Covid-19. Di conseguenza, lui e le persone che sono state a contatto con l’uomo hanno dovuto eseguire a loro volta un tampone risultato negativo per tutti. Si presume, quindi, che l’83enne abbia contratto il virus nel reparto in cui era ricoverato.

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La denuncia

Del padre, da questo momento in poi, non si riescono ad avere notizie. «I medici ci avevano detto che c’erano sei infetti e che era una cosa che poteva accadere. Da quel momento, però, non abbiamo più notizie sulle sue condizioni». «Chiamo al telefono e nessuno risponde. – aggiunge – Possibile che non si riesca a organizzare un call center per dare notizie ai parenti?». «E’ una vergogna!» tuona. Il figlio racconta di essere andato in ospedale e nel reparto «dove naturalmente non di può entrare» e di aver saputo che il padre aveva richiesto un piatto di pasta cucinato da sua figlia. «Noi abbiamo esaudito il suo desiderio. Ma non sappiamo se mio padre abbia mangiato quel piatto di pasta» conclude.

 

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Ha un infarto in corso, rifiutata dai reparti perché positiva al Covid

Di quanto il Covid abbia stravolto gli ospedali e tutte le procedure necessarie per effettuare anche una semplice visita, lo sappiamo tutti. La situazione diventa ancor più complicata se a recarsi al Pronto Soccorso è una donna che presenta una situazione critica, come un infarto del miocardio e scopre di essere positiva al virus.

E’ successo a Pordenone. Una donna di 40 anni, dopo aver accusato dei forti dolori al petto e al braccio, si reca al Pronto Soccorso per un controllo. Qui, però, data la situazione di emergenza, iniziano tutte le procedure richieste per accedervi. Alla signora viene fatto un tampone e viene, in seguito, portata in reparto. L’esito, però, è positivo. Da questo momento in poi inizia il suo calvario. Pur avendo un infarto in corso, la 40enne asintomatica e che non sapeva di aver contratto il virus, viene rifiutata da tutti i reparti. Nonostante la grave situazione, la positività al Covid-19 blocca il suo trasferimento in un altro reparto.

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La donna, recatasi alle 4 del mattino al Pronto Soccorso, è stata trasportata solo nel pomeriggio del giorno successivo nel reparto di terapia intensiva a Pordenone. Le sue condizioni sembrano essere migliorate, la 40enne è ancora sotto controllo e sono state avviate le terapie necessarie.

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Travolto dalla valanga: ritrovato il corpo senza vita di Etienne Bernard

Etienne Bernard 

E’ arrivata intorno alle 14 la tragica notizia della morte di Etienne Bernard. Lo scialpinista di 27 anni, disperso da ieri sul gruppo del Sella, è stato ritrovato privo di vita. Il suo corpo si trovava sotto una valanga in fondo al canale Torre Roma, al confine tra Trentino e Veneto. Sono ancora da chiarire le dinamiche dell’incidente.

Le ricerche

La valanga che avrebbe travolto la giovane guida alpina è stata individuata nella notte. Le avverse condizioni meteo non sono state d’aiuto per le ricerche di Etienne Bernard. Poco prima delle 12, però, un leggero miglioramento ha fatto sì che si potesse fare una prima bonifica della valanga dall’alto attraverso l’Artva dell’elicottero do Trentino Emergenze. L‘esito del sorvolo è stato negativo e, rientrato al passo Pordoi, sono state imbarcate a rotazione due unità cinofile e sei operatori della Stazione Alta Fassa e Centro Fassa.

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Il ritrovamento

Etienne Bernard

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Dopo aver effettuato una bonifica con l’aiuto di cani, dell’Artva, sonde e con il dispositivo Recco, i soccorritori hanno individuato il corpo del ragazzo intorno alle ore 14. L’equipe medica giunta sul posto altro non ha potuto fare che dichiarare il decesso del 27enne. Il corpo è stato trasferito nella camera mortuaria di Canazei. Etienne Bernard, originario di Campitello, era un maestro di sci, esperto climber e guida alpina. Il ragazzo era molto conosciuto nella zona, la sua morte ha generato sgomento e dolore tra i suoi amici e conoscenti. Lascia la sua fidanzata, la quale è stata la prima a lanciare l’allarme vedendolo tardare all’appuntamento, e la sua famiglia.