Zuckerberg blocca la pagina Facebook del Presidente degli Stati Uniti Trump, dopo i fatti di Capitol Hill

Il fondatore della piattaforma Facebook, Mark Zuckerberg, ha preso una decisione categorica e radicale: mettere un bavaglio ai post di Trump.

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Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. Credit: Mark Zuckerberg Facebook

È successo pochi minuti fa, nel pomeriggio di giovedì 7 gennaio. A circa 24 ore dai fatti di Capitol Hill, durante i quali un gruppo di manifestanti pro Trump ha assediato il Campidoglio statunitense causando decine di feriti e quattro morti, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha preso una delle decisioni più politiche dall’esistenza della piattaforma social. Bloccare le pagine ufficiali Facebook e Instagram dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Un atto controverso, se si pensa che i social media – pur essendo privati – esprimono azioni politiche con rilevanza pubblica. Tuttavia Zuckerberg ha giustificato il suo provvedimento sottolineando che Facebook non può incitare alla violenza. Ma allora, a questo punto, le domande diventano altre: quanti sono i commenti esistenti violenti e aggressivi? Perché quelli non vengono censurati? E ancora, se si voleva evitare quanto accaduto in America ieri, perché non sono state eliminate le decine di fake news diffuse dal tycoon nei suoi quattro anni di mandato?

Il post di Zuckerberg

Al di là delle riflessioni che possono nascere dalla scelta del fondatore di Facebook, questo episodio entrerà nella storia: un presidente uscente che viene ammutolito, per evitare che i suoi sostenitori diventino mano mano sempre più ingestibili. Il timore di tanti, infatti, era quello di un vero e proprio golpe. “Gli eventi scioccanti delle ultime 24 ore dimostrano chiaramente che il presidente Donald Trump intende utilizzare il suo tempo rimanente in carica per compromettere la transizione pacifica e lecita del potere al suo successore eletto, Joe Biden”, inizia il post di Zuckerberg. E continua: “La sua decisione di utilizzare la sua piattaforma per condonare piuttosto che condannare le azioni dei suoi sostenitori al Campidoglio ha giustamente disturbato le persone negli Stati Uniti e nel mondo. Abbiamo rimosso queste affermazioni ieri perché abbiamo giudicato che il loro effetto – e probabilmente il loro intento – sarebbe stato provocare ulteriori violenze”. Inizialmente si fa riferimento solo ai post eliminati. La vera notizia si trova in fondo.

“A seguito della certificazione dei risultati elettorali da parte del Congresso, la priorità di tutto il paese deve ora essere quella di garantire che i restanti 13 giorni e i giorni successivi all’inaugurazione passino pacificamente e secondo le norme democratiche stabilite. Negli ultimi anni – ha specificato prima di svelare il blocco degli account di Trump – abbiamo permesso al Presidente Trump di usare la nostra piattaforma in linea con le nostre regole, a volte rimuovendo contenuti o etichettando i suoi post quando violavano le nostre normative. L’abbiamo fatto perché riteniamo che il pubblico abbia diritto all’accesso più ampio possibile al discorso politico, anche polemico. Ma il contesto attuale è ora fondamentalmente diverso, che prevede l’utilizzo della nostra piattaforma per incitare alla violenta insurrezione contro un governo democraticamente eletto“.

Il fondatore di Facebook ha dunque infine decretato: “Crediamo che i rischi di consentire al Presidente di continuare a utilizzare il nostro servizio in questo periodo siano semplicemente troppo grandi. Pertanto, stiamo estendendo il blocco che abbiamo inserito sui suoi account Facebook e Instagram a tempo indeterminato e per almeno le prossime due settimane fino al completamento della transizione pacifica del potere”.