La Raggi caccia due assessori: è il rimpasto pre-elettorale

A pochi mesi dalle elezioni saltano l’assessore alla cultura, nonché vicesindaco, Luca Bergamo, ed il responsabile del commercio Carlo Cafarotti.

Che senso ha un rimpasto a pochi mesi dalla fine del mandato e dunque alle elezioni? Nessuno, se non in relazione proprio alla campagna elettorale. E non sembra, onestamente, che possa esserci molto altro dietro alla decisione della sindaca di Roma Virginia Raggi che, neanche troppo a sorpresa, ha fatto fuori due elementi importanti e “pesanti” della sua giunta. Si tratta del vice sindaco e assessore alla Cultura Luca Bergamo e l’assessore al Commercio Carlo Cafarotti. Entrambi avevano, più o meno recentemente, espresso pareri difformi rispetto alla linea della sindaca: Bergamo, in particolare, si era espresso negativamente rispetto alle modalità che avevano portato alla ricandidatura della stessa Raggi alla carica di sindaco di Roma. Anche Cafarotti aveva, in modo più morbido, manifestato quantomeno poco entusiasmo rispetto alla ricandidatura. Oltre a questo, l’ormai ex assessore al commercio sembra avesse una visione operativa sempre più in disaccordo con quella della sindaca. “Ci sono diversità di visioni politiche per il futuro di Roma. Ne abbiamo discusso di recente senza riuscire a trovare una sintesi” ha comunicato ufficialmente la sindaca, con tanto di comunicato di “commiato”: “La sindaca di Roma Virginia Raggi ha deciso di riprendere nelle proprie mani le deleghe alla Crescita Culturale e allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro”.

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Diverso l’approccio nei confronti dei due assessori scaricati: “Ringrazio Luca Bergamo per il lavoro che ha svolto come Vicesindaco e assessore alla Crescita culturale del Comune di Roma. Mi preme sottolineare che la mia decisione non è legata ad alcuna incomprensione né a dissapori nei suoi confronti: la fiducia e la stima nei confronti di Luca restano alte, soprattutto alla luce del complesso e ottimo lavoro che ha portato avanti in questi anni. Voglio ringraziare Luca per il suo impegno al servizio della città grazie a cui sono state realizzate delle vere rivoluzioni nel modo di fare cultura a Roma, che hanno influenzato il dibattito italiano e internazionale, con il solo obiettivo di garantire la massima accessibilità e partecipazione dei cittadini alla vita culturale della propria città. Penso alla Mic Card che apre quasi gratuitamente ai romani tutta la rete dei musei civici di Roma. Penso alla Festa di Roma, un capodanno unico e apprezzato a livello nazionale e internazionale per la qualità delle performance e della creatività o alla prossima riapertura del Mausoleo di Augusto. E questi sono solo tre esempi tra i tanti. Tuttavia, ci sono diversità di visioni politiche per il futuro di Roma. Ne abbiamo discusso di recente senza riuscire a trovare una sintesi”.

Virginia Raggi e Luca Bergamo

Meno empatia e dettagli per l’ex assessore al Commercio: “Allo stesso modo, ringrazio Carlo Cafarotti per il contributo all’azione amministrativa realizzato nel corso di questi anni. Abbiamo portato avanti insieme progetti importanti per la città come il rilancio del settore turistico attraverso il Convention Bureau e FutouRoma o la riorganizzazione dei mercati rionali”. Un commiato più rapido, forse, che però cambia di poco la sostanza: due pezzi grossi – almeno per i ruoli ricoperti all’interno della Giunta Capitolina – saltano a pochi mesi dalle elezioni. Secondo alcune indiscrezioni ad entrambi, ed in particolare a Luca Bergamo, era stato richiesto di dimettersi. Invito – qualora ci sia realmente stato – rispedito al mittente: che la sindaca si assuma le sue responsabilità, il messaggio. E la Raggi se l’è prese, decidendo per il rimpasto.

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Evidenti le motivazioni della scelta: via i “non allineati”, dentro personaggi più vicini ed organici alla sindaca, in modo da creare le condizioni migliori per andare all’assalto della rielezione. Il tutto, all’interno di un periodo pre-elettorale stranissimo: al momento, a parte Carlo Calenda e la stessa Virgina Raggi, di fatto non ci sono ancora candidati “pesanti” ed ufficiali per Roma. Nè il Pd nè il centrodestra hanno deciso cosa fare, la situazione appare molto liquida e le variabili sono molte. A partire da quello che potrebbe avvenire al governo Conte, dove PD e Movimento 5 Stelle sono affiancati – non senza difficoltà – in maggioranza. C’è poi la difficoltà oggettiva ad immaginare un progetto politico per Roma, dove un pò tutti hanno avuto enormi problemi: il centro-destra ancora convive con l’eredità della giunta Alemanno, la cui esperienza è stata pesantemente oscurata dalle vicende di Mafia Capitale; mentre il PD non si è ripreso dalla cacciata di Ignazio Marino, sindaco sostenuto e poi scaricato con l’immagine totalmente antipolitica dei consiglieri comunali in fila di fronte al notaio per controfirmare le dimissioni e mandare a casa il loro sindaco. Un “peccato originale” da cui il PD romano ancora non si è ripreso, come hanno certificato tutte le tornate elettorali successive a quell’infausta decisione: la decisione della Cassazione, che circa un anno fa scagionò definitivamente Marino per la vicenda degli scontrini, ha sottolineato in modo ancora più netto l’errore politico che i Dem romani fecero allora, sulla spinta di Matteo Renzi allora segretario del partito ed oggi, di fatto, avversario politico.