Stop alla stagione sciistica, prima frattura nel governo Draghi

Il blocco della stagione sciistica crea una prima frattura nel governo Draghi, trovando l’opposizione della politica e degli esercenti.

“Noi apriamo”. Hanno reagito così gli impresari e i gestori degli impianti sciistici, costretti chiudere – o meglio, a non riaprire – dopo la decisione arrivata all’ultimo secondo di Roberto Speranza. Quest’ultimo, il Ministro della Salute rimasto al suo posto dopo i cambi dei Ministri, in realtà ha seguito le disposizioni del Comitato tecnico scientifico ed in particolare di Walter Ricciardi. Secondo l’esperto, la circolazione delle varianti – oltre a rendere necessario un nuovo lockdown – rende anche impossibile la riapertura di quelle attività e di quei luoghi in cui il virus potrebbe diffondersi. Pertanto, nonostante mesi e giorni di preparazione, il Ministro della Salute ha accolto i pareri dei tecnici presentando un documento a Mario Draghi. Il neo presidente del Consiglio ha dato via libera, segnando così una prima rottura degli equilibri del nuovo esecutivo.

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La chiusura della stagione sciistica ha aperto proteste da ogni parte, anche da Italia Viva, che ha richiesto immediatamente dei ristori per i lavoratori del settore colpiti da quest’ultima chiusura. C’è chi, come la Lega, chiede poi un cambio di passo rispetto al passato, cioè un cambio rispetto al modus operandi di Giuseppe Conte. Modus che stravolgeva i piani all’ultimo secondo, improvvisamente. E così ha fatto pure Draghi, colui su cui in teoria sono puntate le speranze di cambiamento.

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Bene, ma non benissimo

Bene ma non benissimo, o forse ci sarebbe da dire male e malissimo, dal momento che sono passati pochissimi giorni dall’insediamento a Palazzo Chigi di Mario Draghi. Il neonato Premier ha davanti una settimana difficile: lo aspetta la presentazione del programma di governo davanti le Camere e davanti al Senato, poi il voto, e questioni importanti da risolvere come scuola, vaccini, pandemia e Recovery. Le prime tensioni cominciano già ad ingombrare il nuovo Premier, dopo la decisione di bloccare la riapertura degli impianti sciistici arrivata nella serata di ieri, a meno di 24 ore dalla riapertura. “Tutto era pronto per riaprire”, protestano gli esercenti che da tempo si preparavano alla riapertura, attrezzando gli impianti affinché fossero a norma nel rispetto delle norme anti-contagio. Il rinvio ha però messo in cantone i progetti, producendo malcontenti da ogni parte. Eppure, non avrebbe dovuto essere questo, il momento della coesione?