Domenico Arcuri non se ne va, anche se Conte non c’è più

Nessun cambio per Domenico Arcuri. Il commissario straordinario per l’emergenza nominato durante il governo Conte rimane al suo posto.

Nessun cambio di ruolo per Domenico Arcuri, l’uomo designato da Giuseppe Conte per guidare l’emergenza pandemica. Anche se Conte non è più a Palazzo Chigi, il suo “uomo” resta dov’è, in barba a chi sperava in un cambio con Guido Bertolaso. La data chiave è il 30 aprile, data in cui dovrebbe concludersi lo stato di emergenza. Al termine, potrebbe effettivamente esserci un cambio ma, almeno fin quando la situazione pandemica sarà questa, Arcuri non cambia e resta attaccato alla sua poltrona. Non è escluso che una proroga dello stato d’emergenza significhi automaticamente anche la proroga del suo incarico. A nulla sono serviti i suoi numerosi errori, ultimi e importanti quelli sui vaccini. L’Italia è visibilmente indietro rispetto al piano di vaccinazioni e ad aprire una nuova polemica sull’operato del commissario è stato ieri Luca Zaia.

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Il Governatore del Veneto non ha intenzione di seguire le lentezze del sistema e mira a procurarsi le dosi di vaccino autonomamente, tanto che pronte per la sua regione ci sarebbero ben 27 milioni di dosi. Il resto d’Italia, intanto, resta indietro e Moderna ha già annunciato un dimezzamento delle dosi, che non saranno 488mila come previsto, ma la metà. In Italia ne arriveranno solamente 248 mila. Le mansioni di Arcuri sono state comunque limitate: sarà suo compito occuparsi dell’approvvigionamento e della distribuzione, processo incrinato proprio dall’autonomia delle Regioni che pensano di poter fare da sole. Da ora in poi, in ogni caso, medici ed asl dovranno attenersi alle guida della Protezione Civile, come chiarito anche questa mattina da Draghi nel corso del suo intervento al Senato.

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E la risposta a chi si domanda perché Arcuri sia rimasto dov’era arriva proprio da Mario Draghi. L’attuale Presidente del Consiglio, prima di accettare il difficile incarico di guidare il Paese, aveva chiarito che senza l’unità non avrebbe accettato. In nome della stabilità e continuità, quindi, Arcuri rimane dov’è e l’ipotesi Bertolaso sfuma, mentre le ombre si fanno più insistenti proprio sull’operato di Arcuri.