Centrodestra, Toti: “Federazione è operazione frettolosa e sbagliata”

Il governatore della Liguria non apprezza l’idea di Matteo Salvini. Per Toti “un certo ordine il centrodestra lo abbia già” e mettere insieme partiti così diversi è una operazione decisa solo da Salvini e Berlusconi. 

Continua la discussione nel centrodestra sulla possibilità di federare i partiti che la compongono, così come proposto da Matteo Salvini, creando una lista unica alle prossime elezioni politiche. A intervenire sul tema questa volta è il presidente della regione Liguria Giovanni Toti, fondatore alla Camera del gruppo parlamentare Coraggio Italia, una nuova formazione moderata che sta raccogliendo adesioni e consensi. “Vogliamo discutere di politica prima di mettere insieme i gruppi parlamentari? Non mi pare una richiesta eccessiva” commenta il governatore, il quale ritiene prematuro parlare di una federazione del centrodestra.

Nonostante i valori che accomunano – continua Toti – qui vogliamo mettere insieme gruppi con storie diverse, che appartengono a famiglie europee diverse, in un modo che mi pare un po’ precipitoso. Viene da tutti citato il predellino di Berlusconi. Forse non tutti ricordano che dall’annuncio a Milano all’autentica fusione tra FI e An passarono molti e molti mesi”. Va inoltre ricordato come sebbene la fusione che diede vita al Popolo della Libertà fosse stata vincente alle elezioni, si risolve inevitabilmente con uno scioglimento da cui i partiti fondatori tornarono indietro indeboliti.

Io penso che un certo ordine il centrodestra lo abbia già – precisa il governatore della Liguria -. A suo tempo avevo un po’ strattonato Salvini chiedendogli di non occuparsi soltanto della Lega. E devo dire che lo sta facendo: convoca i vertici, tiene i contatti con tutti. Un’organizzazione c’è. Io da alcuni giorni chiedo se la federazione sia una mossa tattica per stringere i bulloni con meccanismi di coordinamento o se stia iniziando un viaggio che evolverà nel grande partito conservatore italiano. È vero che si parte sempre dallo stesso punto, ma se si va al mare o in montagna cambia molto. Tanto per cominciare la valigia”.

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Finora l’ipotetica federazione ha trovato la benedizione di Silvio Berlusconi ma non di Forza Italia. Infatti molti esponenti azzurri sono scettici sul dare le chiavi del partito a Salvini, a partire da Mara Carfagna che non vede di buon occhio la Lega e ha altri progetti per il futuro. Tra questi una formazione con a capo proprio la ministra per il Sud. C’è da considerare anche che si sta discutendo di forze politiche del centrodestra che sostengono il governo Draghi, come specificato dallo stesso Salvini. L’obiettivo non dichiarato è quindi quello di contenere ed evitare un possibile sorpasso di consenso da parte di Fratelli d’Italia nei confronti della Lega ma soprattutto di Giorgia Meloni. La mossa del leader del Carroccio appare dunque questa.

Inoltre secondo Toti, per coordinare i gruppi basta poco: “Se Riccardo Molinari (capogruppo leghista) dà una voce a Marco Marin (Coraggio Italia) o a Roberto Occhiuto (FI), credo che nessuno si sottragga. Se Salvini vuole incontrare gli altri leader, basta un WhatsApp. Sulla federazione non voglio apparire scettico perché non lo sono. Io apprezzo molto che Salvini si stia impegnando per costruire un nuovo centrodestra e apprezzo molto che stia rafforzando lo spirito di responsabilità che ha portato tutti noi a dire sì a Draghi. Sta facendo tutto per bene. Unica cosa, non vorrei che l’entusiasmo o la tattica portasse a fare scelte frettolose o sbagliate. Sediamoci intorno al tavolo per decidere come governare per 5 anni il paese e da lì partiamo”.

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Quanto alla temuta ipotesi di annessione di Forza Italia, Toti dice di “fidarsi di Salvini. Però, è vero che in giro c’è molta diffidenza rispetto a questa ipotesi. Anche tanti miei compagni di Coraggio Italia appena usciti da FI ritengono che sia un accordo tra due soli contraenti, Salvini e Berlusconi, con tutti gli altri a contorno. Io invece, che sono da sempre stato favorevole ai Repubblicani italiani, dico che per costruire un grande partito plurale capace di contenere anime anche molto diverse, comporta un percorso politico assai sofisticato che ne detti regole e modalità di convivenza. Cameron e Johnson erano nello stesso partito, uno per il Remain e uno per la Brexit”.