Reddito di cittadinanza, che flop: più della metà dei poveri non lo percepisce

Il reddito di cittadinanza ha bisogno di una riforma. I dati del Rapporto Inapp e di quello della Caritas, infatti, rivelano che finora è stato un flop: oltre la metà dei poveri non lo percepisce, mentre uno su tre di coloro che lo hanno non è in difficoltà economica. Il lavoro dei centri per l’impiego, inoltre, non ha dato i frutti sperati, complice anche l’avvento della pandemia di Covid-19 che ha contribuito all’aumento della disoccupazione e/o dell’occupazione precaria.

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Il sussidio del Governo si è rivelato un flop – meteoweek.com

L’Italia ha bisogno di una riforma per rilanciarsi a seguito della crisi economica legata alla diffusione del Covid-19. I cambiamenti riguarderanno anche il mondo del lavoro. La pandemia, infatti, nonostante il decreto per il blocco dei licenziamenti, ha portato un gran numero di lavoratori a perdere il posto. Il reddito di cittadinanza, in tal senso, ha dato un importante aiuto a coloro che erano in difficoltà, ma in molti non hanno potuto usufruirne. A rivelarlo sono stati i rapporti di Inapp e Caritas, pubblicati nelle scorse ore. I dati mostrano che oltre la metà dei poveri — per motivi svariati — non ha diritto al sussidio. Ad essere escluse, nel dettaglio, sono per lo più le famiglie del Nord e gli stranieri. Allo stesso tempo, tuttavia, un terzo di coloro che lo percepiscono non è realmente in condizioni di indigenza. La misura, per essere efficiente, dovrà dunque subire alcune modifiche. Il Governo sta mettendo al vaglio le ipotesi per rilanciare il Paese.

Il rapporto sul lavoro

Negli ultimi dieci anni i contratti a tempo determinato sono aumentati di oltre 880 mila unità (+36%), a fronte di una variazione dell’occupazione complessiva pari appena all’1,4%“. Lo ha detto Sebastiano Fadda, presidente dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, presentando il Rapporto sul lavoro in Italia alla Camera. Il livello di precarietà dei dipendenti è eccessivamente alto rispetto a quello degli altri paesi europei. L’incidenza dell’occupazione a termine sul totale degli occupati, infatti, è salita dal 13,2% del 2008 al 16,9% del 2019, il 36,8% tra gli under 35. La pandemia, in tal senso, non ha fatto altro che peggiorare ulteriormente la situazione. “Nel trimestre marzo-maggio 2021 gli occupati precari sono saliti di 188 mila mentre gli stabili sono diminuiti di 70 mila”. A preoccupare gli esperti, in particolare, è una flessibilità «spuria», che “nuoce alla accumulazione del capitale umano” e mette in evidenza la bassa produttività cronica del lavoro nel Paese. Essa dipende dal fatto che un gran numero di imprese sono troppe piccole, oltre che poco innovative. Ciò si ripercuote sul livello delle retribuzioni. “La competitività guadagnata in tal modo è soltanto illusoria, perché superato il breve periodo si alimenta una spirale negativa» e i bassi salari diventano «concausa di scarsi investimenti in innovazione“.

Un nodo cruciale riguarda anche il livello di istruzione dei lavoratori. La qualità manageriale, infatti, è scarsa. Nel 2018 solo il 23,7% delle imprese private era gestito da un imprenditore laureato, mentre il 53,8% da un diplomato e il 22,4% da una persona con la licenza media o elementare. “Il basso livello medio di istruzione della classe imprenditoriale italiana si accompagna a un’età media elevata: 54 anni“, ha sottolineato Sebastiano Fadda. Lo stesso accade nella pubblica amministrazione, soprattutto a confronto con gli altri paesi europei. Il numero di dipendenti è inferiore (7.934 dell’Italia, contro 115 mila in Germania, 49 mila in Francia e 77 mila nel Regno Unito) ma l’età media è superiore. È necessario provvedere ad assunzioni, ma anche incentivare una “forte interlocuzione con il sistema produttivo locale sulla quale basare l’attività di orientamento e una interazione con il sistema dell’istruzione e della formazione professionale“. Al fine di evitare lo sfruttamento, al contempo, sarebbe però utile istituire un salario minimo legale.

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Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp – meteoweek.com

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Il reddito di cittadinanza

Ad esprimersi in merito ai problemi del reddito di cittadinanza, invece, è stato Andrea Orlando. Il ministro del Lavoro ha commentato i dati del Rapporto della Caritas. Essi rivelano che il 56% dei poveri in Italia non fruisce del sussidio, mentre un terzo dei beneficiari non è povero. Le famiglie che non riescono ad ottenerlo sono per la maggior parte quelle che risiedono al Nord e sono concentrate tra i nuclei stranieri (4 su 10) in virtù dei criteri stringenti. “Le storture devono essere aggiustate, ma con il fine di rafforzare la misura», ha detto il ministro del Lavoro Andrea Orlando, dopo aver sottolineato che il Rdc «è stato uno strumento utile per gestire la pandemia, garantendo la coesione sociale“, ha sottolineato.