Ricorso al Tar per sospendere obbligo Green Pass a scuola

Ricorso al Tar: respinte le istanze per sospendere i provvedimenti in materia di possesso del green pass per il personale scolastico.

Ricorso al Tar per sospendere obbligo Green Pass nelle scuole

Il Tar Lazio-Roma, Sezione I, con il decreto 23-24 agosto 2021, n. 4453 ha dichiarato inammissibile l’istanza di sospensione cautelare monocratica. Veniva richiesto l’annullamento e la sospensione dell’art. 1, comma 6, decreto legge 6 agosto 2021 n.111. Tale decreto prevede, ai fini dell’erogazione dell’istruzione in presenza, che l’intero personale scolastico, come anche gli studenti universitari, debba possedere il green pass.

Il mancato rispetto di queste regole “è considerato assenza ingiustificata e a decorrere dal quinto giorno di assenza il rapporto di lavoro è sospeso e non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato”. L’entrata in vigore è prevista per il primo settembre 2021 e le regole resteranno fino al termine dello stato di emergenza.

Perché il ricorso al Tar non ha avuto successo?

Il ricorso è risultato inammissibile perché l’atto impugnato non è un atto amministrativo ma un atto avente forza di legge. Il processo amministrativo si occupa solo di atti amministrativi e non può giudicare su fonti normative primarie (il decreto in questione). Il giudice monocratico, nonostante ciò, ha fissato, per la trattazione collegiale della controversia, la camera di consiglio del 6 ottobre 2021.

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L’unico modo per sindacare le regole previste dal decreto sarebbe instaurare un processo avverso un atto amministrativo direttamente lesivo dell’interesse di una persona. Una volta fatto ciò sarebbe possibile sollevare incidentalmente un giudizio di legittimità costituzionale sul decreto n. 453 del 2021.

Nuove azioni legali all’orizzonte?

Codacons ed il ricorso al tar

Codacons e l’Associazione per la difesa dei diritti civili della scuola hanno già iniziato a raccogliere le adesioni di docenti e personale scolastico per una nuova azione legale collettiva.

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Secondo Rienzi, il decreto legge varato dal Governo “si pone in netto contrasto” con il regolamento europeo 953 del 20021 che, all’articolo 36, “vieta qualsiasi forma di discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti Covid-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate'”.