Dimmi il tuo Rolex e ti dirò chi sei, la polemica contro l’SMM di #AvantiRenzi di cui non avevamo bisogno

Un problema vero posto nel peggior modo possibile

Twitter

È tutta colpa di Calenda, afferma Barbara Collevecchio che nella bio di twitter si presenta come una psicologa convinta seguace di Jung. 

Qual’è esattamente la colpa del politico romano secondo la donna? 

Quella di averla esposta a pubblico ludibrio dopo un suo tagliente commento su una foto postata da Roman Pastore, attivista politico e Social Media Manager di Avanti Renzi, in uno dei tanti selfie che hanno incastonato l’incontro organizzato da Italia Viva per per promuovere la scuola di formazione politica “Meritare l’Europa”. Alla Collevecchio, guardando la foto pubblicata su Twitter, proprio non è andato giù il Rolex esibito dal ragazzo, esemplificativo a suo parere del ceto sociale protagonista della politica renziana e di una sinistra che ha ormai perso qualunque legame identitario con il passato. 

Breve, inutile ma doverosa parentesi: a quanto pare non si trattava di un Rolex ma di un Audemar Piguet, come quasi tutti in area renziana hanno tristemente tenuto a rimarcare.

Screenshot da Twitter

Una frase che non è piaciuta a Calenda, secondo cui non esiste confronto politico che possa basarsi, o iniziare, sui vestiti o gli oggetti che indossiamo. Per questo motivo, ha sentito l’esigenza di postare il tweet della donna sulla sua bacheca per commentarne la falsità. È bastato pochissimo affinché esplodesse una polemica in grado di far apparire dal nulla “Rolex” in tendenza e far scoprire alla Collevecchio cosa si intende nello specifico quando parliamo del pericolo shitstorm sui social. Che poi Twitter in questo caso non è nemmeno un social qualunque, ma la piattaforma peggiore in cui restare vittime di insulti e minacce gratuite. Prova ne è, che la donna ha affermato di essere stata segnalata a causa di queste sue dichiarazioni al suo ordine professionale da alcune persone. Un’azione profondamente inquietante che meriterebbe un intero libro di riflessioni su dove stiamo andando. 

Ha sbagliato Calenda? No, altrimenti dobbiamo ripensare concettualmente cosa significa incitare all’odio e proibire agli utenti della piattaforma di ritwittare e commentare in modo polemico dichiarazioni altrui.

Screenshot da Twitter

 

Ma anche fosse vera l’accusa della donna, lei in fondo non ha fatto lo stesso con Pastore? No, perchè come spiega successivamente, Calenda era invece consapevole del suo alto numero di follower e dunque della maggiore pericolosità di un suo retweet. 

La Collevecchio, piuttosto che silenziare il social dopo gli ingiustificabili e violenti attacchi pervenuti ha deciso di rispondere colpo su colpo:  “Non ho fatto un commento su UN orologio ma su almeno 3 da 50K l’uno. Jaguar, completi di Armani, hotel di lusso e offese a “ bibitari” e bidelli. SMM di Italia viva e candidato di Calenda. Tutto ostentato fieramente e pubblico sui social. Ma i poveri devono soffrire senza Rdc”

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A mettere una pietra tombale sulla questione e immolarla a vittima sacrificale dei media è stata la fiera risposta di Roman Pastore ,che ha permesso a noi spettatori di guardare a questa vicenda con una maggiore profondità di analisi. Pastore racconta infatti che quell’orologio gli è stato regalato dal padre defunto, servendo l’assist perfetto a chi ha continuato (invano) a spiegare alla Collevecchio che le apparenze non vanno giudicate, anche perchè, il fatto che spesso ingannano non è un modo di dire. Ed è davvero così, perchè non si può con il senno di poi non dare un significato diverso all’orologio esibito dal giovane e attestare la banale verità promossa da Calenda: si fanno solo figure peregrine a giudicare una persona dal suo aspetto. Non le si fanno, forse, quando piuttosto della persona metti in rilievo l’etica dietro un comportamento pubblico. 

Barbara Collevecchio per difendersi ha continuato a citare e commentare casi particolari, allontanandosi da quella riflessione generale che a più riprese ha affermato di inseguire. Mi è rimasta scolpita nella mente una sua risposta ad una donna che le chiedeva se anche lei sbagliava a sentirsi discriminata dalla sua professoressa del liceo che era solita redarguirla perchè si presentava a scuola vestita con capi firmati sempre diversi. Si, spiega la Collevecchio, faceva bene la tua prof. 

Domanda: ma se al posto di un Rolex questo ragazzo ci avesse sbandierato sui social una costosissima chitarra da 30 mila euro, la reazione sarebbe stata la stessa? O ne avremmo elogiato la sensibilità artistica bypassando il prezzo? Perché a un certo punto di questa diatriba, non era più nemmeno chiaro se il problema era in lusso in sè o l’inutilità di esporre un orologio costoso.

Se la Collevecchio non si fosse arenata sul caso particolare, la questione sarebbe stata ben diversa, come ha provato anche a spiegare lei stessa nei momenti in cui le è stato concesso di articolare meglio la sua critica. Roman Pastore sui social ha una certa abitudine ad esibire il lusso che lo circonda. Ha ragione chiunque afferma che in questo non vi è nulla di male, ma viene comunque da chiedersi se i criteri per assumere il social media manager di #AvantiRenzi non debbano essere un po più stringenti. Non dimentichiamoci che si trattava di un selfie a margine di un evento che ha inaugurato formalmente il referendum per l’abolizione del reddito di cittadinanza e in cui a più riprese si è insistito sul concetto che la classe media deve essere disposta a soffrire per raggiungere il benessere. 

Lo ha spiegato bene Marattin: Parte dei nostri problemi sono iniziati quando, vedendo un bell’orologio al polso di qualcuno, invece di dire “mi impegno per potermelo permettere anch’io” abbiamo cominciato a odiare colui che lo indossa”.

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Dunque, non invidiare gli oggetti altrui ma impegnati anche tu. 

L’ennesima frase che pone Italia Viva a fac simile del blairismo. Ma cosa abbiamo noi in comune con il mondo a cui faceva riferimento Blair? Qua il problema, semmai, è che pure quando ti impegni e sfuggi dalla disoccupazione (e dalla pigrizia direbbe Renzi ) che soffoca il nostro paese, alle attuali condizioni che offre il mercato del lavoro nemmeno con tre lauree e un lavoro da manager a volte puoi arrivare ad acquistare un Rolex tanto per il gusto di indossarlo.

No, era un Audemar Piguet. che costa anche di più del Rolex.

Questo mantra dell’impegniamoci a diventare tutti ricchi, a goderci i risultati del nostro lavoro senza invidie, sembra ormai essere il cuore pulsante dell’azione politica di Italia Viva. Così come lo è l’idea che esibire il lusso, per chi direttamente e indirettamente rappresenta un movimento politico di centro-sinistra (?!) sia un fatto neutro, da rivendicare quando si viene attaccati e che nulla rivela sull’ideologia di questo partito o di quell’incontro.

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Un articolo di Repubblica ha riesumato in questi giorni una bellissima frase che non conoscevo di Cesare Salvi, il quale spiegò a a suo tempo a un giornalista che aveva soldi sufficienti per potersi comprare una Ferrari, ma che aveva scelto di non farlo per opportunità politica.

Una frase in grado di centrare il cuore di una questione che, al di là di ciò che sostengono i renziani, è sempre esistita per la sinistra. Un problema di opportunità politica esiste e sbaglia Italia Viva adesso a ridicolizzarlo, nonostante, è doveroso ripeterlo, è stato sollevato nel peggior modo possibile. 

Perchè il Rolex indossato da Roman Pastore nulla ci svela su Ramon Pastore, ma può invece dirci qualcosa di politicamente rilevante su Italia Viva, su cosa pretende eticamente dai profili pubblici dei propri social media manager, e su quanto consideri innocua un certo tipo di ostentazione consumistica che caratterizza la nostra società.

In fondo, era questa la discussione che Barbara Collevecchio voleva sollevare e che ha rapidamente trasformato in una chiacchiera qualunquista da bar autosabotandosi.