Afghanistan, Panshir sotto assedio: “La Resistenza è pronta a combattere i Talebani”

Afghanistan, con la provincia del Panshir sotto assedio, la resistenza si è dichiarata pronta a combattere i Talebani. “Pronti a resistere e a difendere la zona”. Ma secondo le fonti locali, “nessuno ha la reale certezza di quello che sta succedendo”.

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Afghanistan, la resistenza nel Panshir pronta a combattere (foto via Al Jazeera) – meteoweek.com

Difficile la situazione in Afghanistan. Con la regione del Panshir sotto assedio, la resistenza si è dichiarata pronta a combattere i Talebani. “La situazione in Panshir è molto brutta“, si legge infatti in un post pubblicato sull’account Twitter del portavoce del Fronte nazionale di resistenza afghana. “I Talebani hanno tagliato tutti i rifornimenti e i beni essenziali alla popolazione”, spiega, mettendo di fatto la regione sotto assedio. Con il Fronte nazionale di resistenza che si dichiara “completamente preparato alla guerra e ha migliaia di forze locali nella Valle”, sono presenti combattenti “pronti a resistere e a difendere” la zona.

“Nessuno ha la certezza di quello che sta succedendo”

Mentre le forze di resistenza continuano a combattere i Talebani sull’ultimo fronte di guerra in Afghanistan, i residenti che hanno lasciato la provincia. Da quando infatti i Talebani hanno rivendicato il “controllo completo” sulla valle del Panjshir, nel nord-est dell’Afghanistan, all’inizio di questo mese, il gruppo è stato accusato di “atrocità diffuse”, costringendo molti afgani a fuggire dalla zona, ultima enclave di resistenza rimasta contro il dominio del gruppo. “Non sapevamo nemmeno cosa stesse succedendo nel villaggio vicino“, ha raccontato un impiegato del governo che è riuscito a fuggire dalla provincia sei giorni fa. Come tutte le altre fonti con cui ha parlato Al Jazeera, anche l’impiegato governativo non ha voluto rivelare la sua identità, per paura di possibili ritorsioni contro di lui e la sua famiglia.

Da quasi un mese ormai, le montagne e le valli del Panjshir sono state un buco nero di informazioni in Afghanistan, con il Fronte di resistenza nazionale (NRF) e i Talebani che combattono per il controllo dell’ultima resistenza del Paese. Sebbene centinaia di migliaia di afghani  abbiano riposto le loro speranze proprio in questa provincia, gli oltre 100.000 residenti del Panjshir hanno avuto poche possibilità di raccontare ciò che è accaduto alle loro case e nei loro villaggi nelle ultime settimane. Come spiegato da Al Jazeera, infatti, alla fine di agosto, mentre le battaglie si scaldavano, i Talebani hanno infatti interrotto i servizi internet e di telefonia mobile in tutta provincia, isolando di fatto i residenti non solo dal resto del Paese e dal mondo, ma anche da se stessi.

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Dopo settimane di intensi combattimenti, il 6 settembre i Talebani rivendicarono il controllo sulla valle del Panjshir. Ma la NRF, guidata da Ahmad Massoud, figlio del comandante ucciso Ahmad Shah Massoud, si è impegnata a continuare a combattere. Sebbene i residenti del Panjshir sostengano la resistenza e nutrano una particolare riverenza per il padre e il figlio, i combattimenti hanno messo a dura prova una provincia che dipende fortemente dal transito di merci e di visitatori da Kabul. “Tutto può cambiare di ora in ora“, ha raccontato l’impiegato del governo in merito alle feroci battaglie tra i Talebani e la resistenza.

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Con la provincia tagliata sia fisicamente – da montagne e valli – che tecnologicamente, la gente del Panjshir non è ancora stata in grado di valutare la vera forza di entrambe le parti. La NRF afferma di avere “migliaia” di combattenti provenienti da tutto il paese che combattono al loro fianco. Afferma persino di aver catturato 1.500 Talebani. I residenti del Panjshir che hanno parlato con Al Jazeera hanno però affermato che il numero di combattenti Talebani inviati da tutto il paese non è chiaro. Con il blackout delle informazioni, i numeri propagandati da entrambe le parti si sono rivelati difficili da verificare. “Nessuno nel Panjshir ha la certezza di quello che sta succedendo“, ha detto l’impiegato del governo.