Stop al gas russo: ecco il piano dell’Unione europea

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Diversificazione dei rifornitori, più rinnovabili, importare gas naturale liquefatto, mettere un tetto ai prezzi. Ecco cosa vuol fare l’UE

Non sarà un risultato immediato ma l’Unione europea vuole liberarsi della dipendenza dalla Russia per i suoi rifornimenti da gas. Il Paese governato da Vladimir Putin rifornisce il Continente per circa il 40% del suo fabbisogno annuo, per questo motivo stracciare tutti gli accordi con Mosca non può essere né rapido né totale. Ma non c’è solo il gas, l’Unione si rifornisce da Mosca anche per il 27% del petrolio e il 46% del carbone.

Il piano prevede di tagliare due terzi dei rifornimento già entro la fine di quest’anno, pur riempiendo le proprie riserve per evitare una crisi energetica prima del prossimo inverno, e diversificare i fornitori. Aumenteranno quindi gli arrivi di gas naturale, biometano e idrogeno rinnovabile via gasdotto da altri paesi, ma sarà anche necessario ridurre le fonti fossili nelle industrie, migliorando l’efficienza energetica e le rinnovabili.

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Si partirà dal risparmio dei riscaldamenti nelle abitazioni, circa 10 miliardi di metri cubi di gas se il piano andasse a buon fine. Servirà però anche completare gli stoccaggi e mettere in campo “tutte le possibili opzioni per misure di emergenza per limitare l’effetto contagio dei prezzi del gas sui prezzi dell’elettricità, come limiti di prezzo temporanei“, come affermato dal vice presidente della Commissione Frans Timmermans.

Ursula von der Leyen

BASTA ENERGIA DALLA RUSSIA

Per la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, “dobbiamo diventare indipendenti dal petrolio, dal carbone e dal gas russi. Semplicemente non possiamo fare affidamento su un fornitore che ci minaccia esplicitamente“. Inoltre “dobbiamo agire ora per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, diversificare la nostra fornitura di gas per il prossimo inverno e accelerare la transizione verso l’energia pulita“.

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Gli Stati membri possono considerare imposte temporanee sui ‘windfall profits’ purché non siano retroattive e consentano ai produttori di energia elettrica di coprire i propri costi e tutelare il mercato a lungo termine“. Secondo uno studio dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), il potenziale introito delle casse pubbliche sarebbe di circa 200 miliardi di euro.