Ucraina, Vereshchuk rifiuta ultimatum russo a Mariupol: “Non si tratta su resa e deposizione armi”

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Resa di Mariupol in cambio di due ore di corridoi umanitari. Da Kiev arriva un secco no all’offerta russa.

Non si tratta sulla resa o sulla deposizione delle armi, hanno risposto le autorità ucraine.

Ieri Mosca aveva lanciato una proposta di tregua-ultimatum alle forze ucraine impegnate a difendere Mariupol: un salvacondotto per poter uscire dalle città a patto di deporre le armi entro le 5 del mattino di oggi, ora locale (le 3 orario italiano). Dopo la resa i soldati ucraini avrebbero potuto godere di una tregua temporanea.

Vereshchuk: nessuna discussione su resa

Il colonnello Mikhail Mizintsev, capo del Centro di controllo della difesa nazionale della Federazione Russa – Meteoweek

Insomma, una specie di offerta che non si può rifiutare. Era questa la proposta avanzata dal colonnello Mikhail Mizintsev, al vertice del Centro di controllo della difesa nazionale della Federazione Russa. Se la proposta russa fosse stata accettata sarebbe stato poi aperto un corridoio umanitario di due ore, dalle 10 alle 12.

Ma da Kiev e da Mariupol è arrivato un secco rifiuto all’“offerta” del Cremlino che prevedeva la resa della città meridionale, da giorni assediata dalle truppe russe. “Non ci può essere discussione su nessun tipo di resa o sulla deposizione delle armi”, ha replicato la battagliera vicepresidente ucraina Irina Vereshchuk.

A Mariupol, stando a quanto riferisce l’agenzia Tass, ci sarebbero ancora 130 mila civili. Le autorità cittadine hanno denunciato deportazioni di massa di civili in Russia, mentre Mosca contrattacca accusando i soldati ucraini di usare i civili come scudi umani.